“HO SCOPERTO DEL PIERO” – STORIA DI UN TALENT SCOUT

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Sto salendo all’indietro i gradoni della tribuna, cercando con un occhio di non appoggiare male il piede e con l’altro di guardare il campo. Quasi scivolo, quando vedo il numero nove della squadra di casa fare un gesto eccezionale: su una rimessa dal fondo del portiere avversario, il ragazzino riesce ad addomesticare il pallone con il collo del piede, bloccando la sfera in un modo che la fa sembrare sgonfia. Evita l’intervento di un paio di difensori e prosegue l’azione con una semplicità disarmante. Guardo di sfuggita il mio taccuino, pur sapendo cosa trovo. La distinta dei giocatori partecipanti alla gara me la sono appena fatta consegnare dai dirigenti della squadra locale, per segnare le formazioni sulla mia inseparabile agenda rossa. Accanto al numero nove del San Vendemiano c’è scritto: Del Piero Alessandro, nato il 9/11/1974. La partita si gioca proprio sul campo del San Vendemiano tra la formazione di casa e l’Orsago, campionato Giovanissimi della provincia di Treviso. È il 10 novembre 1987.

 

Del Piero è un calciatore che basta na volta sola per vederlo. Un fuoriclasse, uno di quei giocatori eccezionali a cui sono sufficienti due-tre giocate per fare la differenza. È esattamente quello che Alessandro sta facendo in questo pomeriggio di novembre.

Poche cose, ma a me bastano.

Finisce la partita, ci metto un attimo a compilare il mio personale tabellino: scrivo tre ics accanto al nome di Del Piero, il massimo dei voti secondo la mia scala di valori, e una soltanto (si fa per dire) a Diego Zanin. Gli altri, bravi figliuoli per carità,  non li giudico nemmeno. Faccio sempre così: segnalo solo quelli meritevoli, quelli che nell’immediato o in prospettiva possono interessare al Calcio Padova.

Mi avvicino al presidente del San Vendemiano e gli chiedo se è possibile fare due chiacchiere con il loro numero nove. Franceschet mi accompagna volentieri sapendo, da uomo di calcio qual è, che la cosa può diventare un affare anche per la piccola società trevigiana che presiede.

In un angolo dello spogliatoio non parlo a lungo con Ale. Il bocia è di poche parole, così come lo sono io. Intuisco però dagli occhi svegli che è un ragazzo intelligente dai modi di fare che proviene da una famiglia perbene. Tanto mi basta. Anzi no, gli chiedo se è già stato in prova con altre squadre.

“Sì, tre volte col Torino – mi risponde – ma là non mi vogliono”.

Leggerò molti anni dopo nella sua autobiografia, “Giochiamo ancora”, che era stata la sua famiglia a decidere di non mandarlo così distante, e potrebbe essere plausibile che i genitori (e il fratello Stefano) fossero preoccupati che il ragazzo non finisse le scuole dell’obbligo vicino a casa, vicino a loro.

Ma in questo momento Alex mi dice proprio così. Che il Torino non lo vuole.

 

Il libro è acquistabile su:

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HO SCOPERTO DEL PIERO (pref. di Alessandro Del Piero) – Alberto Facchinetti

 

PUGNO DI FERRIGNO, BERTOLOTTI IN COMA

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Dramma nel dopopartita di Como-Modena di serie CI. Francesco Bertolotti, 33enne centrocampista della squadra emiliana, è stato operato nella notte all’ospedale di Lecco per una grave emorragia cerebrale in seguito a un’aggressione subita negli spogliatoi. E’ stato colpito da Massimiliano Ferrigno, capitano del Como, circa mezz’ora dopo la partita vinta dai padroni di casa per 1-0 sulla capolista del girone A di C1.

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PARMA: BIDONI, METEORE E FLOP

 

Bidoni e meteore, giovani speranze e talenti mai sbocciati, giunti a Parma da ogni angolo del Mondo, in particolare dal Sudamerica.

Abbiamo stilato una lista di calciatori stranieri acquistati da Tanzi prima e soprattutto Girardi poi, senza lasciare il segno. Pure un intruso illustre: il bulgaro Hristo Stoichkov, giunto a Parma con il Pallone d’Oro in mano, ma che raramente ha mostrato il suo talento.

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BIDONI: “IL CICLONE” ANDREI KANCHELSKIS

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Pieraccioni azzeccò il film, Cecchi Gori sbagliò l’acquisto. Il russo con la faccia da russo Andrei Kanchelskis fu comprato con i soldi de “Il Ciclone”, che nel 1996 portò a casa settantotto miliardi, record dei record per una produzione made in Italy. Continue reading BIDONI: “IL CICLONE” ANDREI KANCHELSKIS

BIDONI: NIKOS ANASTOPOULOS E LO SCANDALO DELLE “LENZUOLA D’ORO”

 

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Centravanti tappo, cosce tornite, spalle da ginnasta su busto da Playmobil e baffo folto a incutere rispetto, Nikolaos “Nikos” Anastopoulos arrivò ad Avellino nel settembre del 1987, portando in dote venticinque reti nella nazionale greca e una certa autorità da ras del quartierino nell’Olympiakos. Continue reading BIDONI: NIKOS ANASTOPOULOS E LO SCANDALO DELLE “LENZUOLA D’ORO”

HELLAS VERONA: BIDONI, METEORE E FLOP

Hellas Verona: bidoni e meteore, talenti mai sbocciati e campioni in infermeria, scarponi memorabili e sconosciuti rimasti tali.  Abbiamo stilato una lista di calciatori stranieri che hanno vestito, senza troppo onorarla, la maglia dell’Hellas Verona.

Nella lista manca un nome: Maickel Ferrier, olandese di colore il cui arrivo all’Hellas Verona fu bloccato da una rumorosa protesta della tifoseria gialloblu, che appese un fantoccio impicato in Curva Sud. Continue reading HELLAS VERONA: BIDONI, METEORE E FLOP

IL FUGGITIVO LUBOS KUBIK: LE MIE PRIGIONI

 

 

1989, 24 marzo. Roma, interno giorno. Collina Fleming, zona da neoricchi, il caos del traffico di corso Francia è un rumore di fondo, indistinto e neppure troppo sgradevole. Albergo a quattro stelle, camera 212. “Do not disturb” c’è scritto sul cartellino che penzola sulla maniglia.

Nella stanza c’è un uomo seduto sul letto matrimoniale, l’uomo è in tuta e ciabatte, ha i gomiti appoggiati alle ginocchia: è ipotizzabile che in questo momento stia pensando. È alto, biondo, ha gli occhi verdi, ha un collo da cigno e un taglio di capelli da ragazzino, con i ciuffetti che gli fanno le onde sulla fronte.

Ma tutte queste cose sembrano messe lì per caso perché l’uomo non è bello, anzi. È pallido, tendente al trasparente. Ha i lineamenti del viso che sembrano disegnati in fretta. Sembra uno schizzo, un tentativo, un’idea mal riuscita e lasciata là, incompiuta.

L’uomo è visibilmente preoccupato. Ogni rumore, ogni passo nel corridoio, ogni porta che si chiude, ogni macchina che fa manovra nel parcheggio gli accelera i battiti cardiaci. Sta aspettando qualcuno, questo è ovvio. L’uomo si chiama Lubos Kubik. È nato venticinque anni prima a Vysoké Myto, in Cecoslovacchia.

Fino a una settimana fa era un calciatore. Adesso è un fuggitivo. Un profugo. Un latitante. Uno che è scappato dal suo paese, ma non poteva, non aveva l’età. È successo durante una trasferta della sua squadra, lo Slavia Praga, in Germania. Sono scappati dal ritiro, lui e il suo compagno di camera Knoflfcek. Sono scappati perché volevano la libertà. E la loro libertà era: giocare in Europa, guadagnare di più.

All’improvviso un rumore, secco. Un colpo, poi un altro. Qualcuno sta bussando alla porta. Kubik si alza, in piedi, sull’attenti, non sa dove mettere le braccia, prima le lascia dondolare lungo i fianchi, poi ci ripensa e le incrocia davanti al petto, come se stesse posando per le foto di rito prima della partita. Dalla bocca gli esce un “?” spezzato, ha la voce che gli trema. Silenzio. Kubik si avvicina alla porta, allunga il collo. Silenzio.

Il “Lentosauro sinistrorso” Lubos Kubik rimase segregato nella stanza 212 dell’albergo di Roma per diciassette giorni. All’alba del diciottesimo arrivò il visto della Federazione cecoslovacca. Da quel momento Kubik fu libero calciatore in libero stato, tra Firenze e Dallas.

 

Lubos Kubik

NATO IL: 20 Gennaio 1964, Vysoké Mýto (Cecoslovacchia)

RUOLO: Centrocampista

IN ITALIA: 1989-1991 Fiorentina 50 Presenze, 8 gol

CARRIERA

1981-1983 Hradec Králové

1983-1988 Slavia Praga

1989-1991 Fiorentina

1991-1993 Metz

1993-1995 Norimberga

1995-1996 Drnovice

1996-1997 Slavia Praga

1997-1998 Atlantic Lázně Bohdaneč

1998-2000 Chicago Fire

2001 Dallas

PALMARES CLUB

Slavia Praga

1 Coppa della Repubblica Ceca: 1996-1997

Chicago Fire

1 Campionato MLS: 1998

NAZIONALE:

1985-1993 Cecoslovacchia 39 Presenze, 10 gol

1994-1997 Repubblica Ceca 17 Presenze, 3 gol

 

 

Racconto tratto da “Bidoni – L’incubo” di Furio Zara, Kowalski editore, Milano