5 MAGGIO 2002: CRONACA DI UN BARELLIERE

Io faccio il barelliere. Lavoro la domenica, allo stadio Olimpico. Quel giorno manco dovevo esserci. Avevo chiesto le ferie. Due mesi prima le avevo chieste. “C’è bisogno di te – mi hanno detto – E’ una partita importante, c’è bisogno di tutti”. 

Sono andato, controvoglia. A me il calcio, non piace. Non me ne intendo e non mi interessa, tutto lì. Ma ci sono andato. Il lavoro è lavoro. C’era un sacco di gente, quel pomeriggio. L’Olimpico era pieno. C’era il sole, e batteva forte.

Prima della partita si respirava un’aria ambigua, sfuggente, come se tutti aspettassero qualcosa, ma dico tutti. Quando la partita è cominciata le due tifoserie facevano il tifo per una sola squadra, come se l’altra non esistesse. Che buffo, mi sono detto.

In campo succedevano cose strane. Ho visto un biondino che correva come un forsennato, e i compagni lo rincorrevano per dirgli di andare piano.

Ho visto uno alto e grosso che – a gioco in corso – piagnuccolava e chiedeva al suo avversario: ma perchè fate così? L’ho visto frignare e singhiozzare.

Quando mi sono girato verso la tribuna, ho visto che erano tutti in preda a una eccitazione nervosa, c’era chi urlava e chi si deprimeva, capivano cosa stava succedendo ma non erano preparati.

I gol alla fine sono stati sei. Quattro ne ha fatto una squadra, due l’altra. Ma quelli che avevano vinto, non erano felici, anzi, se ne tornavano a testa bassa verso gli spogliatoi, come se si vergognassero di qualcosa.

E gli altri, beh, gli altri erano distrutti, pallidi, esausti nella disfatta. Ce n’era uno che piangeva, con la testa tra le mani, seduto in panchina. Era da solo. Gli altri giravano al largo. “Che pena il fenomeno”, mi ha detto il mio collega.

Era l’ora del tramonto, allo stadio c’era un silenzio che non si può raccontare. Allora io gli sono andato vicino, lui ha fatto per alzarsi e io gli ho messo una mano sulla spalla, gli ho detto qualcosa all’orecchio, ma così, per consolarlo un po’.

Il giorno dopo quella foto era su tutti i giornali. Io faccio il bareliere. Lavoro la domenica, allo stadio Olimpico. Anche quel giorno: era il 5 maggio del 2002.

 

FONTE:  RACCONTO TRATTO DA “GAMBA TESA”, DI FURIO ZARA, RIZZOLI, MILANO.

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