CENERENTOLA AI MONDIALI: COSTA RICA 1990

Ai Mondiali di Italia ’90, la Costa Rica fu una delle più grandi sorprese, al pari del Camerun. Alla guida dei Ticos c’era lo zingaro Bora Milutinovic, che ci racconta la preparazione ai Mondiali, in uno spezzone tratto dal libro “Cenerentola ai Mondiali” di Matteo Bruschetta.

 

“Sei settimane prima dell’esordio ai Mondiali, abbiamo lasciato il paese, tra il pessimismo generale. I costaricani pensavano non avremmo fatto nessun punto, né segnato alcun gol. Ricordo nel quotidiano “Diario Extra”, una rubrica chiamata “La pelotita”, che trattava i temi nazionali con ironia. Nel fumetto, c’erano due aerei, uno grande e vuoto e l’altro piccolo, con all’interno io e i miei giocatori. Un tifoso chiedeva a un altro come mai la Costa Rica viaggiasse con due aerei. La risposta era che l’aereo piccolo trasportava i giocatori, quello grande sarebbe servito per portare a casa tutti i gol subiti in Italia.

Partire a fari spenti ha i suoi vantaggi. Tutti ci consideravano la cenerentola dei Mondiali, io convincevo i miei giocatori che potevano sorprendere squadre più blasonate e ottenere grandi risultati. Guardavamo assieme film come “Rocky”, una metafora che nello sport non sempre vince il più forte. Ho lavorato molto sulla psicologia del gruppo, predicando una mentalità positiva e una buona armonia. Non sono mai stato un sergente di ferro, ho sempre pensato che per un giocatore una risata è meglio di una sudata.

Dopo un’amichevole persa contro la Polonia a Chicago, la seconda settimana di maggio siamo arrivati in Italia. All’aeroporto di Roma c’erano centinaia di persone ad attenderci. “Genial!” pensai. Peccato che lo stesso giorno arrivasse in Italia l’Argentina di Diego Maradona e tutte quelle persone erano lì ad aspettare loro. L’Italia è un país de fútbol e la gente ci trattò in modo gentile e caloroso, in ogni città in cui siamo stati ospitati, sia prima sia durante i Mondiali.

A Roma siamo rimasti qualche giorno e abbiamo sfidato in amichevole la Lazio, perdendo 2-1. Ci siamo poi trasferiti nel Nord-Ovest dell’Italia, poiché il nostro girone si disputava tra Genova e Torino. La prima parte del ritiro l’abbiamo svolta a Saint-Vincent, in Valle d’Aosta. A fine maggio ci siamo poi spostati in Val Lemme, in provincia di Alessandria, dove siamo stati accolti dalla banda musicale e centinaia di persone con bandiere e striscioni. Alloggiavamo a Fraconalto, a pochi km dal campo di allenamento di Voltaggio, dove abbiamo giocato due amichevoli. La prima pareggiata 2-2 contro le riserve dell’Inter del mio amico Giovanni Trapattoni, la seconda vinta contro una formazione locale, davanti a 4000 spettatori. I miei Ticos erano persone alla mano, una ventata di normalità in un mondo sempre più snob come quello del calcio. I cittadini di Fraconalto apprezzarono la nostra disponibilità e noi la loro generosità. In Val Lemme abbiamo assaggiato gli amaretti e il Cortese di Gavi, abbiamo giocato una partita di pallavolo con la squadra femminile di Novi Ligure, siamo andati a messa la domenica mattina.

Tutti i miei giocatori erano cattolici praticanti, a tavola pregavano sempre prima di ogni pasto e la sera recitavano il rosario tutti assieme. Il portiere Luis Gabelo Conejo portava sempre con sé un rosario e un crocefisso e li disponeva dietro la porta. Il capitano Róger Flores e Oscar Ramírez avevano appeso al muro della propria camera un manifesto con scritto: “Se Dio è con me, nessuno può essere contro di me”. Il magazziniere Victorio Emanuele custodiva in un tabernacolo una statua dorata della Madonna di Cartago, patrona di Costa Rica, che tutti toccavano prima di scendere in campo. Pur non essendo credente, la religione nel calcio non era per me una novità. Quando allenavo in Messico ad esempio, avevo un giocatore, Abuelo Cruz, cui bisognava prenotare la camera doppia o lasciare un posto libero sul pullman e a tavola, perché Dio viaggiava con lui.

Dopo la Val di Lemme, ci siamo trasferiti a Mondovì, in provincia di Cuneo. La mattina e il pomeriggio ci allenavamo al campo Valeo, la sera partecipavamo alla vita del paese: eventi culturali, festival musicali, sfilata di carri allegorici. La mia gita preferita era al ristorante, dove ho assaggiato gli agnolotti al plin, la pizza, il gelato. Durante il giorno libero, siamo andati pure in gita in Costa Azzurra, a visitare Nizza e Montecarlo. Più che allo slot machine, i miei ragazzi erano interessati ai topless in spiaggia. Uno in particolare: il giovane Geovanny Jara, che fece amicizia con Irene, figlia di Angelo, proprietario del Park Hotel Villa Nasi, dove alloggiavamo. Sembrava più interessato a imparare l’italiano con la chica, che al campo.

Le porte del nostro hotel erano sempre aperte a tifosi e curiosi a caccia di un autografo. Lasciavo molte libertà ai miei giocatori, come ad esempio andare in discoteca. Vivere lontano dal proprio paese e dai propri cari per settimane può essere logorante, dunque chiudere i ragazzi a chiave come in monastero, avrebbe portato solo effetti negativi. Volevo che si godessero l’avventura Mondiale sotto ogni punto di vista. Per questo motivo, alcuni giornalisti costaricani mi criticarono, come per le sconfitte in amichevole o per gli allenamenti, a dir loro, troppo blandi. A me non importava nulla, so che fa parte del gioco: senza polemiche, chi li compra i giornali? I media stranieri invece ci consideravano la cenerentola di Italia ‘90, scrissero che non avevamo chances in un girone con Brasile, Scozia e Svezia. Mi chiesero persino se avessi firmato per subire al massimo dieci gol nelle tre partite del girone. Al contrario, io mi mostrai spavaldo in sala stampa e dissi che mi aspettavo una vittoria all’esordio contro la Scozia. Feci notare che nelle qualificazioni gli scozzesi avevano faticato a sconfiggere Cipro e Norvegia e noi eravamo migliori di quelle nazionali. Nessuno mi prese troppo sul serio”.

 

Per leggere l’intero racconto dell’avventura della Costa Rica ai Mondiali del 1990, potete acquistare il libro “Cenerentola ai Mondiali” su Amazon in versione ebook o versione cartacea cliccando questo link.

 

COSTA RICA AI MONDIALI 1990

Primo turno:

11-6-1990, Genova: Costa Rica-Scozia 1-0 (49′ Cayasso)

16-6-1990, Torino: Brasile-Costa Rica 1-0 (Müller)

20-6-1990, Genova: Svezia-Costa Rica 1-2 (32′ Ekström, 75′ Flores, 87′ Medford)

Classifica Gruppo C:

Brasile 6 Punti, Costa Rica 4, Scozia 2, Svezia 0.

Ottavi di finale:

23-6-1990, Bari: Cecoslovacchia-Costa Rica 4-1 (12′, 63′, 82′ Skuhravý, 54′ González, 75′ Kubík)

Marcatori Costa Rica:

Juan Cayasso, Róger Flores, Hernán Medford e Rónald González 1 gol.

 

Le parole liberamente attribuite a Bora Milutinovic sono state ricostruite attraverso libri, articoli ed altre fonti storiche, e sono tutte ispirate a fatti realmente accaduti.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *