CENERENTOLA AI MONDIALI: SUDAFRICA 1998

In Sudafrica, fino al 1992, non esisteva una nazionale di calcio. Lucas Radebe, ex capitano dei Bafana Bafana, ci racconta la rinascita del calcio in Sudafrica, in uno spezzone tratto dal libro “Cenerentola ai Mondiali” di Matteo Bruschetta.

“Dopo la liberazione di Mandela e la fine dell’apartheid, nel 1992 fu creata una nuova federazione calcio, la SAFA, e il Sudafrica diventò un membro della CAF e della FIFA, dopo tanti anni di castigo. L’ultima partita ufficiale della nazionale sudafricana risaliva, infatti, al primo ottobre 1955, un 4-1 contro l’Australia a Newcastle. Per trent’anni il Sudafrica fu poi escluso dalle competizioni Fifa, a causa dell’apartheid. La SAFA proibiva, infatti, che neri e bianchi potessero giocare nella stessa nazionale. Nel 1976, mentre la polizia soffocava con la violenza le manifestazioni degli studenti neri a Soweto, il Sudafrica fu definitivamente espulso dalla FIFA.

Il primo match ufficiale del nuovo Sudafrica si disputò il 7 luglio 1992, a Durban contro il Camerun di Roger Milla, che ai Mondiali di Italia ’90 aveva raggiunto i quarti di finale. Io ero in campo, al centro della difesa, in quella storica partita, vinta 1-0 con gol di “Doctor” Khumalo. Ero un giovane calciatore, che aveva rischiato la vita e la carriera appena un anno prima. Come detto, Soweto non è una zona semplice in cui crescere. Il pericolo è sempre dietro l’angolo. Un giorno del 1991, mentre stavo guidando la mia auto a Modisa Street, nel mio quartiere, ho sentito il rumore di uno sparo. Un rumore familiare, che avevo udito già molte altre volte in vita mia. Pochi secondi dopo, ho accusato un forte dolore alla schiena e ho perso sensibilità alla gamba sinistra. Toccandomi la schiena, ho visto il colore rosso del sangue e ho realizzato di essere stato ferito da un colpo di pistola.

Fortunatamente, in auto con me c’erano mio fratello Lazarus, mio nipote Mbongeni e un amico, Boetie. Lazarus mi ha adagiato sul sedile posteriore e accompagnato all’ospedale di Baragwanath. In quei minuti ero terrorizzato, avevo paura di morire, di rimanere paralizzato e di non poter più giocare a calcio. Fortunatamente l’operazione andò bene e il chirurgo mi spiegò che la pallottola mi aveva trapassato, senza colpire nessun organo vitale né ossa. Nella malasorte, ero stato fortunato. La polizia non ha mai trovato il colpevole. Un vicino di casa? Un tifoso rivale? Un vecchio nemico? Non l’ho mai scoperto.

Tre mesi dopo quell’incidente, ho ripreso a giocare, più forte di prima. Le mie performances con i Kaizer Chiefs non passarono inosservate e nell’estate 1994 mi trasferii al Leeds United, assieme al mio compagno di nazionale, l’attaccante Phil Masinga. Il primo periodo in Inghilterra fu difficile: il permesso di lavoro non arrivava e sentivo nostalgia di casa, piangevo ogni giorno. Quando finalmente ho iniziato a giocare da titolare, durante una partita a Elland Road contro il Coventry, mi sono infortunato gravemente, rompendomi il legamento crociato del ginocchio destro. In Inghilterra si dice: “What doesn’t kill you, only makes you stronger” (Ciò che non uccide, fortifica). Fu il mio caso. Dopo otto mesi di duro lavoro, sono riuscito a rientrare in campo, appena in tempo per la Coppa d’Africa del 1996. Era la manifestazione più importante della storia calcistica del mio paese e non volevo mancare per nulla al Mondo.

L’anno prima, gli Springboks del rugby avevano vinto il Mondiale, organizzato in Sudafrica, battendo in finale gli All Blacks della Nuova Zelanda. La foto di Nelson Mandela con la maglia del capitano, il bianco François Pienaar, diventò il simbolo del nuovo Sudafrica. Madiba utilizzò lo sport come uno strumento per ricostruire il paese e fu una grande ispirazione per tutti i sudafricani. Nel 1996 toccava a noi calciatori diventare gli eroi del paese. La nostra nazionale raggruppava molti gruppi etnici, a differenza dei rugbisti, tutti discendenti dei coloni inglesi e olandesi. Lo slogan che ci accompagnava era chiaro: “One team, one country” (una squadra, una nazione). Lo stesso concetto espresso da Nelson Mandela, quando gli consegnarono il Premio Nobel per la Pace, a Oslo nel 1993: “Dobbiamo lavorare insieme, come un popolo unito, per ottenere la riconciliazione nazionale e la costruzione del paese”.

Durante i primi allenamenti con la nazionale, l’eredità di tanti anni di apartheid si vedeva. Ricordo, ad esempio, che quando era ora di pranzo o cena, tutti i calciatori neri si sedevano a un tavolo, tutti i bianchi a un altro. Il Ct dell’epoca, il peruviano Palacios, pose fine a queste divisioni, mischiando i giocatori a tavola, in stanza da letto e in allenamento. La squadra piano piano si è amalgamata ed è diventata un gruppo unito. Il portiere Andre Arendse era un meticcio del Capo, discendente degli schiavi importati dagli olandesi nel 1600, mentre la sua riserva, Roger De Sá, era nato in Mozambico. In difesa c’eravamo io, Sizwe Motaung e David Nyathi, neri, e Mark Fish e il capitano Neil Tovey, bianchi. Il mediano era il biondo Eric Tinkler, che guardava le spalle ai due talenti della squadra: John “Shoes” Moshoeu e Theophilus “Doctor” Khumalo. In attacco c’erano due meticci del Capo, Shaun Bartlett e Mark Williams, e il mio amico Philemon Masinga. Il Ct era Clive Barker, uno dei primi sudafricani bianchi ad allenare squadre composte interamente da neri. Tanti background differenti, con un solo obiettivo: vincere la coppa. C’era molta pressione, tutti in Sudafrica si aspettavano una nostra vittoria”.

 

Per leggere l’intero racconto dell’avventura di Lucas Radebe e del Sudafrica ai Mondiali del 1998, potete acquistare il libro “Cenerentola ai Mondiali” su Amazon in versione ebook o versione cartacea cliccando questo link.

 

SUDAFRICA AI MONDIALI 1998

Primo turno:

12-6-1998, Marsiglia: Francia-Sudafrica 3-0 (36′ Dugarry, 77′ autogol Issa, 92′ Henry)

18-6-1998, Tolosa: Sudafrica-Danimarca 1-1 (12′ Nielsen, 51′ McCarthy)

24-6-1998, Bordeaux: Sudafrica-Arabia Saudita 2-2 (18, 93′ Bartlett, 45′ Al-Jaber, 74′ Al-Thunayan)

Classifica Gruppo C:

Francia 7 Punti, Danimarca 5, Sudafrica 2, Arabia Saudita 1.

Marcatori Sudafrica:

Shaun Bartlett 2 Gol, Benni McCarthy 1.

 

Le parole liberamente attribuite a Lucas Radebe sono state ricostruite attraverso libri, articoli ed altre fonti storiche, e sono tutte ispirate a fatti realmente accaduti.

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