CENERENTOLA AI MONDIALI: TRINIDAD E TOBAGO 2006

Con 5,131 km² di area, Trinidad e Tobago è la nazione col territorio più piccolo ad essersi qualificata a un Mondiale. Dwight Yorke ci racconta le sue origini, in uno spezzone tratto dal libro “Cenerentola ai Mondiali” di Matteo Bruschetta.

 

“Un sogno e un incubo. Sin da bambino, il mio più grande sogno è sempre stato quello di partecipare ai Mondiali di calcio con la mia Nazionale, Trinidad e Tobago. Per sedici lunghi anni, il mio sogno si è però trasformato in un incubo, una maledizione, una chimera. Ho vinto tutto con i club in cui ho giocato, Aston Villa e Manchester United, ma ho sempre vissuto la mia carriera da calciatore con un piccolo vuoto da riempire, dopo quel maledetto 19 novembre 1989. Se chiedete al mio popolo, chi è lo sportivo più famoso, le possibilità sono tre. Chi ama il cricket, lo sport più seguito, vi risponderà Brian Lara. Chi ama l’atletica, vi dirà Ato Boldon, quattro medaglie olimpiche nei 100 e 200 metri. Chi invece ama il calcio, vi farà il mio nome: Dwight Yorke.

Nel 1498, nel suo terzo viaggio, Cristoforo Colombo scoprì nel Mar dei Caraibi due nuove isole e le chiamò Trinidad, in omaggio alla Santissima Trinità, e Tobago, per via della forma a sigaro. L’isola maggiore è Trinidad, dove ci sono la capitale Port of Spain, le industrie, i soldi e il caos. L’isola più piccola è invece Tobago, molto meno popolata ma molto più bella, il tipico paradiso caraibico. La mia isola è Tobago, dove sono nato il 3 novembre 1971, penultimo di nove fratelli e sorelle. Una famiglia numerosa, povera, ma di una povertà dignitosa. Il cibo non è mai mancato, anche perché a Tobago puoi sempre trovare un albero dove raccogliere una noce di cocco, un mango o una banana. Mio padre Fulton lavorava in una ditta che raccoglieva la spazzatura, mia madre Grace era donna delle pulizie nel vicino Crown Reef Hotel. Vivevamo in un bungalow con due stanze da letto, più piccolo del garage della mia attuale casa. La prima doccia calda l’ho fatta da teenager, dopo una partita di calcio. Un’infanzia umile, che non dimenticherò mai.

A Trinidad e Tobago non ci sono molto alternative nello sport. Se sei nero e veloce, il tuo sport è l’atletica. Se sei nero e lento, giochi a calcio. Se sei indiano invece giochi a cricket. La maggior parte della popolazione di T&T discende, infatti, dagli schiavi africani (Afro-Trinbagonian) e indiani (Indo-Trinbagonian), che furono importati per lavorare nelle piantagioni di cotone e caffè. Trinidad e Tobago è stata prima una colonia spagnola, poi francese e infine inglese, dal 1814 al 1962. Furono proprio gli inglesi a portare i loro sport a T&T.

Durante la stagione delle piogge praticavo il calcio, in quella secca il cricket, ispirandomi a mio fratello maggiore Clint, che giocava in Nazionale. I primi calci al pallone li ho dati quando avevo sei anni, sulla spiaggia di Kiligwyn. La prima persona che ha capito le mie doti fu l’allenatore Bertille St Clair, un guru del calcio a Tobago. Aveva grande fiducia in me e, quando avevo nove anni, mi portò con l’Under-12 in un torneo a Porto Rico, la mia prima avventura fuori dalla mia isola. Un altro highlight della mia gioventù fu nel 1987: frequentavo la Signal Hill School, una piccola scuola di Tobago, e abbiamo vinto il campionato nazionale, battendo gli squadroni di Trinidad. Il gol decisivo in finale contro il Green Machine fu mio.

Tobago cominciava a starmi stretta e nel 1988 il presidente della federazione, Austin “Jack” Warner, propose alla mia famiglia che mi trasferissi a Trinidad, dove si allenava la nazionale. A malincuore mia madre Grace accettò. Ero già stato convocato in tutte le selezioni giovanili, dall’Under-12 fino all’Under-21, quando la mia carriera prese il volo nella primavera del 1989. A Marzo, ho esordito in Nazionale e sono stato convocato per le qualificazioni ai Mondiali di Italia ’90. Avevo diciassette anni. In quel periodo l’Aston Villa venne in tournée nei Caraibi e sfruttai l’occasione per mettermi in mostra. Giocai due amichevoli contro di loro: la prima con la nazionale, la seconda con una selezione di Tobago.

A fine partita l’allenatore dei Villans, Graham Taylor, parlò con Neil Wilson, un uomo d’affari di Tobago, e concordarono di avermi cinque settimane in prova a Birmingham, nel settembre successivo. Si strinsero la mano e, qualora avessi superato il provino, la St Clair School mi avrebbe ceduto all’Aston Villa per 12.000 sterline. Per concentrarmi solo sul calcio, in quel periodo ho dovuto lasciare la scuola, nonostante mia madre fosse contraria. Le dissi che, se non fosse andata bene con l’Aston Villa, sarei tornato a studiare, visto che alcune scuole in America, tra cui l’Harvard University, mi avevano offerto una borsa di studio”.

 

Per leggere l’intero racconto dell’avventura di Dwight Yorke e di Trinidad e Tobago ai Mondiali del 2006, potete acquistare il libro “Cenerentola ai Mondiali” su Amazon in versione ebook o versione cartacea cliccando questo link.

 

TRINIDAD E TOBAGO AI MONDIALI 2006

Primo turno:

10-6-2006, Dortmund: T&T-Svezia 0-0

15-6-2006, Norimberga: Inghilterra-T&T 2-0 (83′ Crouch, 91′ Gerrard)

20-6-2006, Kaiserslautern: Paraguay-T&T 2-0 (25′ autogol Sancho, 86′ Cuevas)

Classifica Gruppo B:

Inghilterra 7 Punti, Svezia 5, Paraguay 3, T&T 1.

 

Le parole liberamente attribuite a Dwight Yorke sono state ricostruite attraverso libri, articoli ed altre fonti storiche, e sono tutte ispirate a fatti realmente accaduti.

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