GARRINCHA, L’ALLEGRIA DELLA GENTE, FINITA IN TRAGEDIA

 

Era un bambino nel corpo storpio di un adulto. Puro, ingenuo, buono. Gli occhi vagamente strabici, la schiena storta come un punto di domanda, la gamba sinistra più corta della destra di sei centimetri, un ginocchio girato verso l’interno e l’altro verso l’esterno. Uno scherzo della natura.

Quando entrava in campo però, era lui a scherzare gli avversari, con una finta unica. Faceva sempre quella e i difensori ci cascavano sempre. Era un fenomeno, un giocoliere unico, si divertiva e faceva divertire gli altri. Un giocatore speciale, tutto talento individuale, dribbling e improvvisazione.

Il suo nome era Manoel Francisco dos Santos, detto Garrincha, ovvero “uccellino”. Gli altri suoi soprannomi erano Anjo de Pernas Tortas (“Angelo dalle gambe storte”) e Alegria do Povo (“L’allegria della gente”). Fu il brasiliano più brasiliano di tutti e la torcida lo ha amato più di tutti, più di Pelé, Zico o Ronaldo.

Nacque povero, morì ancor più povero, a soli 49 anni. In mezzo, la vita di una rock star, di quelle che mandano in visibilio migliaia di fan, si svegliano ogni mattina con una donna diversa a fianco e si bevono l’impossibile. Nel caso di Garrincha, l’amica di cui era schiavo era la bottiglia di Cachaça.

Lo scrittore uruguaiano Eduardo Galeano scrisse di lui: “Non fu un vincitore. Fu un perdente con fortuna. E la fortuna non dura. In Brasile dicono che se la merda avesse valore, i poveri nascerebbero senza culo. Garrincha mori povero, ubriaco e solo”.

 

Nato il 28 Ottobre 1933 in un sobborgo di Rio de Janeiro, Garrincha spese gran parte della sua carriera con un club di Rio, il Botafogo, dal 1953 al 1966. Nel giugno 1953, durante il provino con il Fogão, ridicolizzò il terzino sinistro titolare della Nazionale, il grande Nilton Santos, detto Enciclopedia. Il Botafogo lo acquistò dal Serrano di Petropolis per cinquecento cruzeiros, più o meno venti euro attuali.  Un prezzo basso, per 12 anni e 600 partite di allegria.

Nel 1955, a 21 anni, Garrincha fa il suo esordio in Nazionale e nel 1958 viene convocato per i Mondiali di Svezia. Prima della partenza, i giocatori vengono sottoposti a un test di intelligenza. Garrincha totalizza 38 punti su 123, il 17enne Pele’ fa 68. Non una coppia di cervelloni, insomma.  I due però hanno giocato assieme nella nazionale brasiliana dal 1958 al 1966 senza  mai perdere un match.

In Svezia il 17enne Pelè è la stella del Mondiale, vinto a man bassa dai verdeoro. Leggenda vuole che, come premio per la vittoria, Garrincha chiese al presidente della Repubblica di liberare una colomba da una gabbia.

L’anno dopo, sempre in Svezia, durante una tournee del Botafogo, Garrincha fa conoscenza con una 17enne cameriera  scandinava, che 9 mesi dopo dara’ alla luce Ulf Lindberg, uno dei tanti figli di Garrincha. Il conto si è fermato a 15 (11 femmine e 4 maschi), piú qualche Garrincha illeggittimo sparso chi sa dove

Se la stella nel ’58 era stato Pelè, quattro anni dopo in Cile è Garrincha a brillare. Senza O’Rei, infortunato, Manè è capocannoniere e miglior giocatore del torneo, trascinando il Brasile alla sua seconda Coppa Rimet. A festeggiare con lui c’è la stella della canzone brasiliana Elza Soares, sua nuova fiamma. Anche lei una vita tribolata, tra povertà, un matrimonio con il suo stupratore, otto figli, dei quali tre morti per fame. Fu amore a prima vista e Garrincha in poco tempo divorziò dalla prima moglie Nair per sposare Elza. Il Brasile la relazione suscita scandalo, la gente di Rio maltratta la coppia per strada, tanto che i due sono costretti a trasferirsi a San Paolo nel 1966, dopo il matrimonio.

Nello stesso anno Garrincha disputa il suo terzo e ultimo Mondiale, in Inghilterra. Sigla un gol memorabile contro la Bulgaria, una punizione di esterno sopra la barriera che sfida le leggi della fisica. Manè si congeda dalla Seleção nel match perso 3-1 contro l’Ungheria, la sua unica sconfitta nelle 50 partite con la maglia verdeoro.

 

Dopo l’addio al Botafogo nel 1966, spende i suoi ultimi anni di carriera girovagando senza gloria e il suo addio calcio avviene il 19 dicembre 1973, al Maracanã, in un’amichevole tra la Nazionale Brasiliana e una selezione composta da argentini e uruguaiani.

Dopo il ritiro, la parabola di Garrincha scivola drammaticamente. Nel 1969, guidando ubriaco e senza patente, provoca un incidente stradale contro un camion, nel quale muore la suocera Rosária. Afflitto dai sensi di colpa, Mané tenta il suicidio inalando gas.

A inizio degli anni ’70, segue Elza in Italia, a Roma, dove rimangono a vivere due anni e a tempo perso Garrincha si diverte a giocare con una squadra di dopolavoristi a Torvaianica. L’allegria della gente arriva anche nel Belpaese. E’ però un allegria effimera, grigia. Manè frequenta taverne e osterie, dorme per strada, sperpera i suoi ultimi quattrini. Nel 1977 anche Elza lo abbandona dopo che lui, ubriaco of course, l’ha aggredita.

E’ alcolizzato da tempo, è lasciato solo, ricade nella miseria più nera e la subdola amica Cachaça lo divora bicchiere dopo bicchiere. La sua parabola di eroe tragico finisce all’alba del 21 gennaio 1983, all’ospedale Alto da Boavista, Rio de Janeiro.

L’alcol gli ha distrutto gli organi vitali e Garrincha si spegne ad appena 49 anni, vittima di un edema polmonare. Una vita vissuta sul filo, sempre e comunque.  L’ultimo viaggio di Manè è su un camion dei pompieri, con in cima la sua bara. L’uomo che aveva dribblato difensori e stili di vita sani, non riesce a dribblare l’amore della gente. La strada che va dall’ospedale al cimitero è una folla oceanica di persone in lacrime, a salutare uno storpio, un poveraccio, un ubriacone che era stato la loro allegria. Nella sua tomba, abbandonata nel cimietro di Raiz da Serra, l’epitaffio recita: “Qui riposa in pace colui che fu la Gioia del popolo, Mané Garrincha“.

 

Mané Garrincha, Manoel Francisco dos Santos

RUOLO: Ala destra

NATO IL: 28 ottobre 1933, Pau Grande, Brasile (Morto: 20 Gennaio 1983, Rio de Janeiro)

SOPRANNOME: Mané, Anjo de Pernas Tortas, Alegria do Povo, Il Chaplin del calcio

SQUADRA DEL CUORE: Botafogo, 614 Presenze, 245 gol, 13 Stagioni (dal 1953 al 1965)

ESORDIO:  Botafogo – Bonsucesso 6-3, 19 Luglio 1953

PALMARES CLUB:

3 Campeonato Carioca: 1957, 1961 e 1962

3 Torneo Rio-São Paulo; 1961, 1962, 1964

NAZIONALE: Brasile, 50 Presenze, 12 gol, dal 1955 al 1966

PALMARES NAZIONALE

2 Coppa del Mondo: Svezia 1958, Cile 1962

PALMARES INDIVIDUALE

Capocannoniere della Coppa del Mondo Cile 1962

Miglior giocatore della Coppa del Mondo Cile 1962

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *