GIORGIO FERRINI E LA BATTAGLIA DI SANTIAGO

Ferrini_cile-Italia1962

La Battaglia di Santiago, tristemente famosa partita di calcio (e calci) tra Cile e Italia dei mondiali 1962, ha avuto tra i protagonisti negativi Giorgio Ferrini, detto “La Diga”, recordman di presenze con il Torino. Uno dei capitoli dell’ottimo libro “La Battaglia di Santiago”, scritto da Alberto Facchinetti, editore Urbone Publishing, è dedicato proprio a Giorgio Ferrini. Ne riportiamo alcuni stralci.

Non è mica vero che la partita di Giorgio Ferrini finì, come recita il tabellino della gara, al settimo minuto del primo tempo. Intanto perché, invitato dall’arbitro Kenneth Aston a uscire dal terreno di gioco, Giorgio non intendeva abbandonare il campo, e ci vollero parecchi altri minuti affinché due dirigenti dell’Italia e una schiera di carabinieros cileni riuscissero ad accompagnarlo fuori. E poi perché questa partita lasciò strascichi negativi sulla carriera del giocatore triestino, soprattutto per quanto riguarda il rapporto con la Nazionale.

L’espulsione di Ferrini avvenne al settimo di gioco. In un’azione parecchio confusa al centro del campo, Honorino Landa riuscì a rubare il pallone all’azzurro. Che si vendicò sul nove cileno, tentando, senza peraltro neanche riuscirci completamente, di dare un calcio all’avversario. Aston, che era là a pochi metri, s’accorse del fallo di reazione e mostrò immediatamente a Ferrini la via d’uscita. (..)

Il giorno seguente al match usciranno sulle pagine sportive del Giorno delle parole piuttosto pesanti, a firma Gianni Brera. “Ferrini, sciocco, sicuramente drogato oltre il lecito… (…) esce piangendo: insisto, in anormali condizioni psichiche. Anzi psicoaminiche”. Anche la chiusa del giornalista, ripresa nei giorni successivi anche dai quotidiani cileni, è un’accusa chiara e assai dura di doping: “Soltanto, mi piacerebbe sapere domani la dose delle amine psicotoniche”.

Gian Paolo Ormezzano mi ha detto che “il figlio di Giorgio Ferrini conservò per anni rancore a Brera, perché Brera aveva fatto capire che si era drogato”. Così ho trovato corretto mettermi in contatto con il figlio Amos, che gestisce a Torino una toelettatura per animali. “Le allusioni – mi ha detto – vennero fuori già subito dopo il Mondiale, ma la società del Torino chiese a papà di non procedere all’azione legale, perché poi ci sarebbero state ripercussioni sulla stampa. Lui obbedì. Nel ‘90 il giornalista tirò fuori nuovamente l’episodio, prima su Repubblica e quindi su Telemontecarlo.

Lo querelammo e vincemmo la causa penale, poi procedemmo con quella civile (per diffamazione), ma il fato volle che quell’amanuense morì prima del giudizio del giudice. Chissà come si sarà giustificato direttamente in viso a mio papà, una volta arrivato in cielo… è sconcertante il potere che viene lasciato a una persona, quando scrive sui giornali!”. (…)

Nelle cronache italiane del giorno seguente – già detto quello che scrisse Brera – venne considerata tutto sommato giusta l’espulsione di Ferrini. Vittorio Pozzo, allora inviato della Stampa, affermò: “La prima espulsione è in parte, ma non del tutto, giustificata, il nostro giocatore aveva risposto con un calcio ad un fallaccio di un avversario”. Che è poi quello che ha confermato Andrea Bacci nel suo libro del 2003 Dal Cile alla seconda Corea (da Aston a Moreno): “A norma di regolamento, e per l’inutile teatralità del gesto, tanto stupido quanto evidente, l’espulsione di Ferrini è da considerarsi giusta”.

Uscito tra le lacrime dal campo e tornato avvilito in Italia, il ventiduenne giocatore del Torino, si sposò con Mariuccia e fino a febbraio del 1963 fu impegnato con il servizio militare. Con i granata continuò a sudare magliette su magliette fino al 1975, quando smise con il pallone. Con la divisa azzurra però, dopo i fatti di Santiago, non fu un rapporto facile. Il povero Giorgio Ferrini, morto prematuramente nel 1976, dovette lottare per riconquistarla. Prima il c.t. Fabbri lo fece giocare con la nazionale B. Poi pian piano – difficile scrollarsi di dosso l’etichetta del cattivo di Santiago – ritrovò anche quella maggiore. Fino a vincere, e fu per lui una parziale ricompensa, l’Europeo del 1968. La prima finale con la Jugoslavia (l’Italia vinse il torneo soltanto nella ripetizione della gara) fu anche l’ultima sua presenza in azzurro.

A molti altri degli undici in campo a Santiago, andò ancora peggio. Visto che la maglia azzurra la persero definitivamente. Giorgio Ferrini tuttavia qualche presenza in più con la Nazionale, sette in totale, avrebbe potuto collezionarla. “Sia come uomo che come atleta, la vittoria all’Europeo fu una specie di riscatto, dopo la delusione di Santiago. Ma oramai – conclude amaramente Amos – il rapporto con la Nazionale era compromesso, non per l’espulsione in sé ma per come fu considerata dalla stampa nazionale”.

CILE-ITALIA 2-0

LUOGO: Santiago del Cile, Estadio Nacional de Chile.

DATA: 2 giugno 1962.

CILE: Escuti, Eyzaguirre, Navarro, Contreras, R. Sánchez, Rojas, Ramírez, Toro, Landa, Fouilloux, L. Sánchez. ALLENATORE: Riera.

ITALIA: Mattrel, David, Robotti, Tumburus, Janich, Salvadore, Mora, Maschio, Altafini, Ferrini, Menichelli. ALLENATORI: Ferrari e Mazza.

ARBITRO: Aston (Inghilterra).

GOL: 74’ Ramirez, 88′ Toro.

ESPULSI: 8′ Ferrini, 41′ David.

 

 

Giorgio Ferrini.

NATO IL: 18 Agosto 1939, Trieste.

MORTO IL:  8 Novembre 1976, Torino.

RUOLO: Centrocampista.

SOPRANNOME: la Diga

SQUADRE:

1958-1959 Varese.

1959-1975 Torino.

PALMARES CLUB

Torino.

2 Coppa Italia: 1967/68, 1970/71.

NAZIONALE: 1962-1968 Italia 7 Presenze, 0 Gol.

PALMARES NAZIONALE

1 Campionato d’Europa: 1968.

 

 

FONTE:  Alberto Facchinetti – La Battaglia di Santiago 2 giugno 1962: Cile-Italia  2-0. Urbone Publishing.

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