GIOVANNI ROCCOTELLI, IL MAESTRO DELLA RABONA

Manco sapeva che si chiamasse rabona. “A Bari negli anni Cinquanta non c’era la tv, possedere un pallone era già tanto. Un giorno in strada ebbi un’intuizione inspiegabile: avevo la palla sul lato sinistro, così infilai il piede destro dietro il ginocchio mancino e calciai. Stupore: “ooohhh, che hai fatto”…. E io: ma che ne so. Più avanti trovammo il nome, per noi ’sto colpo diventò l’incrociata”. 

Giovanni Roccotelli è il maestro italiano della rabona, magia per pochi: la gamba d’appoggio si flette, l’altro piede la aggira e, zac!, colpisce il pallone per un tiro o un cross o un passaggio. Artista supremo del genere era Lui, l’altissimo Diego Maradona, ma tanti campioni si sono esibiti. Claudio Borghi una volta in Argentina centrò la traversa con una rabona da 30 metri. Roccotelli, ala destra, dispensava incrociate sotto forma di traversoni, punizioni e persino rigori.

“Tanto tempo fa Pelé venne in Italia — racconta Roccotelli — e finì a parlare di incrociate. Vi giuro che a un certo punto disse: “So che c’è un italiano bravo a fare le rabone, un tipo coi baffi, me ne hanno parlato”. Si riferiva a me, a chi sennò?, e non potete capire la soddisfazione”.

Il neologismo è spagnolo e viene da rabo, che in castigliano significa coda. Sembra che la rabona si chiami così perché rammenta le codate che le mucche sono solite rifilare se infastidite dalle mosche. In Brasile l’incrociata è conosciuta come chaleira (teiera) o letra (lettera), forse perché tante teiere sono arzigogolate e perché certe lettere scritte in maiuscolo sembrano attorcigliarsi. Libere interpretazioni, chissà se le cose stanno sul serio in tale maniera.

Roccotelli è passato alla storia per un’altra faccenda. Redazione sportiva del Corriere della Sera, una domenica degli anni Settanta: Zelio Zucchi, prima firma del basket, si lamenta per il poco spazio concesso al suo sport; Guido Lajolo, cronista del settore calcio, lo fulmina: “E piantala, un cross di Roccotelli vale più di tutto il campionato di pallacanestro”. Nei giornali la battuta continua a circolare, ogni volta che qualcuno reclama righe salta fuori Roccotelli. Che è stato uno dei pochi calciatori, forse l’unico, a confezionarsi da sé il soprannome. Andò così: “Quando ero giovane, tutti parlavano del Brasile di Didì, Vavà e Pelé. Un giorno non ce l’ho fatta più e ho detto: e allora a me chiamatemi Cocò. Didì, Vavà, Pelé e Cocò: bello, no?”.

Roccotelli vive in Sardegna, a Monserrato nel Cagliaritano, e dirige la scuola calcio Is Arenas a Quartu Sant’Elena: “Ho circa 130 ragazzi e quattro squadre: Allievi, Giovanissimi, Esordienti e Pulcini. Il livello tecnico è calato perché non si gioca più a pallone nelle strade. I bambini che dribblano sono rari e, nonostante io la insegni a ogni allenamento, non ce n’è uno che riesca a fare una rabona come si deve. Su dieci passaggi otto sono sbagliati”. Rimpianti, Cocò? “E certo. Io sono stato un numero sette sfortunato, trent’anni fa avevo davanti Causio e Claudio Sala. Se fossi giovane oggi…”.

 

 

Giovanni Roccotelli

NATO IL: 14 maggio 1952, Bari.

RUOLO: Attaccante.

CARRIERA

1970-1973 Barletta.

1973-1974 Avellino.

1974-1976 Torino.

1976-1977 Cagliari.

1977-1979 Ascoli.

1979-1980 Taranto.

1980-1982 Cesena.

1982-1984 Foggia.

1984-1986 Nocerina.

1986-1987 Casertana.

1987-1988 Torres.

1988-1990 Selargius.

1990-1991 Torres.

PALMARES CLUB

Barletta

1 Serie D: 1971-1972.

Torino

Campionato italiano: 1975-1976.

Ascoli

Serie B: 1977-1978.

Nocerina

Serie C2: 1985-1986.

Selargius

Promozione: 1989-1990.

 

 

FONTE: ‘CI RITORNI IN MENTE’ DI SEBASTIANO VERNAZZA.

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