GUSTAVO BARTELT, IL CANIGGIA TAROCCO

Il signor Francesco Emilio Rappanello era nato il 7 luglio 1858 a Valdagno, in provincia di Vicenza. Era cresciuto in campagna, tra gli stenti, ma aveva tenuto duro. si era sposato, era andato a vivere in città, aveva aperto una falegnameria, aveva avuto figli e i figli gli avevano regalato nipoti, era invecchiato di una vecchiaia serena. Quando morì era un uomo felice e rimborsato dal destino.

Però il signor Francesco Emilio Rappanello non morì mai. Perché il signor Francesco Umilio Rappanello non era mai nato.

Il signor Pietro Gìovanni Piacentini invece era nato il 24 marzo 1852 a  Lastida de’ Dossi, in provincia di Pavia. Suo padre lavorava nei cantieri stagionali come muratore, e così aveva fatto lui. Muratore fin da ragazzino, la vita come una pila di mattoni, che bastava buttargli il cemento e tutto avrebbe avuto un senso. Si era sposato giovanissimo, aveva avuto anche lui figli e nipoti e figli dei nipoti e figli dei figli dei nipoti. Quando morì, morì da muratore: facce su mattone, come da destino.

Però il signor Pietro Giovanni Piacentini non morì mai. Perché il signor Pietro Giovanni Piacentini non era mai nato.

Questa è la storia di Gustavo Bartelt, il calciatore fantasma che naufragò in un mare di carte bollate e finì dentro a una storia di tradimenti, passaporti falsi e mèches vere, ma le mèches le teniamo per ultime. La storia è datata fine anni novanta, si chiama “Passaportopoli”, sembra il titolo dell’ultimo albo di Topolino e invece è la solita turbata all’italiana.

Gustavo Bartelt, quando passò alla Roma, aveva bisogno dell’albero genealogico giusto. E che ci vuole: te lo troviamo noi, no? La Roma acquistò Bartelt nel luglio del 1998, contratto quinquennale con scadenza 2003. Lo girò in prestito all’Aston Villa, poi al Rayo Vailecano. Doveva essere una parentesi, in attesa del sospirato antenato italiano che sarebbe sbucato fuori da qualche parte. E che ci vuole,:te lo troviamo noi, no?

La federazione spagnola scoprì il trucchetto e sospese Bartelt. In seguito entrarono in gioco la giustizia sportiva, il Tribunale del lavoro e il collegio arbitrale, mancava solo il Gran mogol delle Giovani marmotte e il cerchio si sarebbe chiuso degnamente. Dopo sei anni di tribunali Bartelt venne squalificato, poi reintegrato, poi ancora squalificato, infine condonato. Invecchiò, e invecchiando dimenticò di essere un calciatore.

 

 

Gustavo Bartelt

NATO IL: 2 settembre 1974, Buenos Aires (Argentina).

RUOLO: Attaccante.

SOPRANNOME: El Facha.

CARRIERA:

1993-1997 All Boys.

1997-1998 Lanús.

1998-2000 Roma.

2000 Aston Villa.

2000-2001 Rayo Vallecano.

2001-2003 Roma.

2003-2004 Gimnasia (LP).

2004-2005 Talleres Talleres.

2005-2006 Gimnasia Jujuy.

2008-2009 All Boys.

2011 All Boys.

PALMARES CLUB

All Boys

1 Primera “B” Metropolitana: 2008.

 

 

TRATTO da “Bidoni – L’incubo” di Furio Zara, Kowalski editore, Milano.

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