HANSI MÜLLER E L’OMBRA DI BECCALOSSI

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“Giocare con Hansi Müller è peggio che giocare con una sedia. Almeno la sedia ti rimanda indietro il pallone”, questo l’epitaffio che Evaristo Beccalossi gli dedicò chiudendo definitivamente la questione sul damerino tedesco dal baricentro basso e il mento alto, tipico di chi guarda la vita con la puzza sotto il naso. 

Beccalossi era l’idolo di San Siro, aveva il 10 sulle spalle e un piede, il sinistro, che faceva origami: era l’insostenibile leggerezza dell’essere applicata al calcio, era la puntina di un vecchio disco che saltella e inventa dribbling alla ricerca del solco più bello. Musica Beck: da solo fece vincere lo scudetto all’Inter di Bersellini. In un tipico pomeriggio milanese dì luce al neon a San Siro apparve questo striscione: “Evaristo sei meglio di Cristo”. Nessuno osò tanto. Questo per dire che quando l’Inter prese dallo Stoccarda il tedesco Hansi Müller tutti capirono subito che era l’uomo sbagliato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Giocava nello stesso ruolo del Beck. Gli pestava i piedi, ne oscurava la fantasia, ne graffiava la personalità, ne metteva in dubbio l’estro. Arrivò

in Italia a venticinque anni, con l’etichetta del fuoriclasse. Aveva un sinistro fatato e ginocchia di cristallo Swarovski: fragile, si prega di maneggiare con cura. Estrazione borghese, buone letture e spiccata intelligenza. Dopo un mese parlava già un italiano fluente, dopo due mesi indovinava tutti i congiuntivi, dopo sei mesi era padrone di un vocabolario ricchissimo ma in campo non aveva più niente da dire. Prima delle partite usava spruzzarsi il profumo: ci teneva molto a presentarsi in campo tutto bello azzimato. Sfilò per Giorgio Armani, cantò per Raul Casadei.

Quando nel mezzo di una partita a San Siro il centravanti dell’Inter “Spillo” Altobelli, dopo un assist sbagliato dal tedesco, pensò che la cosa migliore fosse rifilargli un plateale schiaffone, la storia del valletto Hansi Müller aveva già imboccato l’uscita. Dopo due anni di Inter finì in provincia, a Como, accompagnato da una fama avvizzita e dall’inconfondibile profumo di acqua di colonia, che sempre lo precedeva al momento dell’entrata in campo.

 

 

Hans-Peter Müller

NATO IL: 27 luglio 1957, Stuttgart (Germania Ovest).

RUOLO: Centrocampista.

SOPRANNOME: Hansi.

CARRIERA

1975–1982 VfB Stuttgart.

1982–1984 Internazionale.

1984–1985 Como.

1985-1986 SSW Innsbruck.

1986–1990 Swarovski Tirol.

PALMARES CLUB

VfB Stuttgart

1 Bundesliga Süd: 1976-1977

Swarovski Tirol

2 Campionato austriaco: 1988-1989, 1989-1990.

1 Coppa d’Austria: 1988-1989.

NAZIONALE: 1978-1983 Germania Ovest, 42 Presenze, 5 Gol.

PALMARES NAZIONALE

1 Campionato Europeo: Italia 1980.

1 Argento Mondiale: Spagna 1982.

 

TRATTO da “Bidoni – L’incubo” di Furio Zara, Kowalski editore, Milano.

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