I MONDIALI DEI VINTI: EMIRATI ARABI UNITI 1990

Adnan Al-Talyani, bomber degli Emirati Arabi Uniti, racconta la preparazione ai Mondiali di Italia ’90, in uno spezzone tratto dal libro “I Mondiali dei vinti: Storie e miti delle peggiori nazionali di calcio” di Matteo Bruschetta.

“Nel gennaio 1990 ci fu un fulmine a ciel sereno: l’esonero di Mario Zagalo. Una spiegazione ufficiale la federazione non l’ha mai fornita. Sui giornali giravano varie voci: Zagalo era andato in vacanza con troppa fretta dopo la qualificazione; Zagalo si era preso tutti i meriti di quell’impresa; Zagalo aveva dichiarato che non avevamo speranze di superare il primo turno. La verità non l’abbiamo mai saputa.

Al suo posto, fu nominato Ct il polacco Bernard Blaut, allenatore del Sharjah, il club più rappresentato in Nazionale. Con Blaut però le cose non sono andate per il verso giusto. In febbraio abbiamo ospitato a Dubai tre nazionali scandinave: Danimarca, Finlandia e Svezia, vincendo una sola amichevole su cinque. Alla Coppa del Golfo, tra fine febbraio e inizio marzo, è andata ancora peggio: quattro partite senza vittoria, tra cui un umiliante 6-1 contro il Kuwait, e ultimo posto nel torneo. Il 12 marzo Blaut è stato esonerato e al suo posto è stato richiamato Carlos Alberto Perreira, liberato dall’Arabia Saudita dopo la mancata qualificazione a Italia ’90.

Cambiare di nuovo allenatore ad appena tre mesi dall’esordio Mondiale, non è il massimo ma fu una saggia decisione affidarsi a Parreira, che ci aveva allenato per quattro anni. Con largo anticipo, a inizio maggio siamo arrivati in Costa Azzurra, dove abbiamo svolto la preparazione. Purtroppo in Francia il nostro leader difensivo, Mubarak Ghanim, s’infortunò al ginocchio destro, durante un’amichevole persa 2-0 contro lo Stoccarda. Fu operato in artroscopia in una clinica inglese ma non riuscì a recuperare in tempo. Neppure le altre amichevoli andarono bene. In sette partite, abbiamo segnato quattro gol e ne abbiamo subiti ventuno, dei quali sette contro nazionali non partecipanti a Italia ’90: la Polonia (4-0) a Marsiglia e l’Ungheria (3-0) a Nimes.

A inizio giugno siamo arrivati in Italia, a Imola, nei pressi di Bologna, sede del nostro ritiro. Il sindaco ci accolse con una parata di Ferrari e ci accompagnò a visitare l’autodromo “Enzo e Dino Ferrari” di Imola. Alloggiavamo nel lussuoso hotel Molino Rosso, dove avevano allestito un tendone a mo’ di moschea, per consentirci di pregare. L’aspetto religioso incuriosiva molto i giornalisti, che ci facevano domande sulla poligamia e sul consumo di alcol. Erano invece molto meno interessati al nostro calcio, nonostante fossimo una delle cinque Nazionali, al pari di Italia, Spagna, Corea del Sud e Costarica, in cui tutti i convocati giocavano nel campionato locale.

L’aspetto di cui si preoccupava di più la stampa era però quello economico. Favoleggiavano sui nostri ingaggi miliardari e sui ricchi premi ricevuti per la qualificazione: una villa con piscina, una vacanza, un’auto di lusso, centinaia di migliaia di dollari. Tutte frottole. Un comico italiano, tale Piero Chiambretti, ha pure dedicato alla nostra squadra una trasmissione televisiva, intitolata “Prove tecniche di Mondiale”. Chiambretti conduceva la sua striscia quotidiana di venti minuti da una cascina diroccata, nei pressi del nostro albergo. Giocava molto sui luoghi comuni, dalla religione ai petroldollari. Pensate che aveva con sé persino un cammello, Ambreus. Un po’ come se a Dubai si parlasse dell’Italia solo per pizza, mafia e mandolino”.

Per leggere l’intero racconto dell’avventura degli Emirati Arabi Uniti ai Mondiali del 1990, potete acquistare il libro “I Mondiali dei vinti” in formato ebook o cartaceo su Amazon, cliccando su questo link.

 

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *