IAN RUSH, IL NASO CHE ALLA JUVE PERSE IL FIUTO DEL GOL

Ian_Rush_-_Juventus_1987-88

 

Molti anni dopo disse: “In Italia parlavano tutti italiano”. Ripensava al proprio fallimento, e se voleva essere un alibi fu geniale.

Ian Rush, “The Nose”, il Nasone, culo rasoterra, busto impettito da marionetta e istinto feroce del centravanti nato per il gol. Segno, dunque sono: con la maglia del Liverpool ne fece più di duecento, divenne un idolo di Anfield Road e fu immortalato per sempre da una memorabile scritta all’entrata della Christ Church. “Dio salva”, fu scritto da mano generica, “…e Ian Rush segna su respinta”, fu aggiunto da mano di fedele. Nel momento di massimo fulgore osò: “Mentre sto per calciare il pallone è come se la responsabilità passasse a qualcun altro: penso che Dio abbia qualcosa a che vedere con i miei gol”.

Se fu così, il dio del gallese fil di ferro nell’anno di grazia 1987/88 prese le ferie arretrate. La Juve lo comprò per il dopo-Platini. Comprò anche l’onesto Marino Magrin e gli diede il numero 10, questa è un’altra storia, però le aggravanti c’erano, eccome se c’erano. Pagato sette miliardi, in un anno Ian Rush segnò sette miseri gol. E tutti inutili.

Pagò la propria timidezza, il carattere introverso, il provincialismo ostinato di chi si sente straniero nel secondo bagno di casa sua. “A Torino mi sentivo solo”, confessò in apertura di My Italian Diary, l’autobiografia che pubblicò appena rientrato in Inghilterra. “Per un anno mia moglie Tracey e io abbiamo pensato solo alla fuga”, rivelò il Silvio Pellico con gli occhi languidi da cane affezionato.

Fuggì dunque dalla villetta bifamiliare di Moncalieri a stagione finita, senza aver imparato una sola parola di italiano – “Ian è un caso disperato”, ammise distrutta l’insegnante personale che la Juve gli aveva messo a disposizione -, lasciando in eredità al carrozziere tre Fiat ammaccate (andò due volte contro un tram: “Il fatto è che in Inghilterra i tram sono di un altro colore” si difese) e il rimpianto per non aver dimostrato che Dio sta a Ian Rush come la salvezza delle anime sta a una parata imprecisa.

 

Ian Rush

NATO IL: 20 Ottobre 1961, St Asaph (Galles).

RUOLO: Attaccante.

IN ITALIA: 1987–1988 Juventus, 29 Presenze, 7 gol.

CARRIERA:

1978–1980 Chester City.

1980–1987 Liverpool.

1987–1988 Juventus.

1988–1996 Liverpool.

1996–1997 Leeds United.

1997–1998 Newcastle United.

1998 Sheffield United.

1998–1999 Wrexham.

1999–2000 Sydney Olympic.

PALMARES CLUB

Liverpool

2 Coppa dei Campioni: 1980–81, 1983–84.

5 First Division: 1981–82, 1982–83, 1983–84, 1985–86, 1989–90.

3 FA Cup: 1985–86, 1988–89, 1991–92.

5 League Cup: 1980–81, 1981–82, 1982–83, 1983–84, 1994–95.

3 FA Charity Shield: 1982, 1986 (shared), 1990.

PALMARES INDIVIDUALE

1 Miglior giovane giocatore dell’anno First Division: 1983.

1 Miglior giocatore dell’anno First Division: 1984.

1 Scarpa d’oro: 1984.

NAZIONALE: 1980–1996 Galles 73 Presenze, 28 Gol.

 

 

Tratto da  “Bidoni – L’incubo” di Furio Zara, Kowalski editore, Milano

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