IL PUGNO AI COMUNISTI DI EZIO PASCUTTI

 

13 ottobre 1963, Stadio Lenin, Mosca.

La Nazionale Italiana di Edmondo Fabbri, detto “Mondino”, affronta l’andata degli ottavi di finale degli Europei, in casa dei campioni in carica dell’Unione Sovietica. Una competizione che, un tempo, si disputava con partite di andata e ritorno fino alle semifinali.

Nel Mondiale dell’anno prima in Cile, l’Italia era uscita al primo turno, eliminata dai padroni di casa nella “Battaglia di Santiago”, tristemente famosa per i pugni del sudamericano Leonel Sánchez e le espulsioni degli azzurri Giorgio Ferrini e Mario David. 

In quel Mondiale, anche l’Unione Sovietica era stata eliminata dal Cile, ai quarti di finale. Il giocatore conciato peggio nella spedizione cilena era stato il difensore Eduard Dubinski, uscito con una gamba spezzata dal vendicativo fallaccio dal bosniaco Muhamed Mujić, nel “derby comunista” con la Jugoslavia.

 

Dopo un anno ai box, Dubinski rientra in Nazionale proprio quel 13 ottobre 1963 allo stadio Lenin (oggi Lužniki). Al difensore ucraino del CSKA Mosca spetta un compito difficile: la marcatura di Ezio Pascutti, guizzante ala sinistra del Bologna. Un giocatore col gol nel sangue Pascutti, che l’anno prima aveva stabilito un primato notevole: segnare consecutivamente nelle prime 10 partite di Serie A. Il bomber friulano aveva infilato i portieri di Vicenza, Venezia, Palermo, Juventus, Modena (tripletta), Atalanta, Spal, Milan, Roma e Torino, realizzando complessivamente 12  gol. Un record che verrà battuto solo 32 anni più tardi, dal fiorentino Gabriel Omar Batistuta.

Il Ct Fabbri stravede per Pascutti e quel giorno a Mosca lo schiera in attacco, assieme ad Angelo Benedicto Sormani e Mariolino Corso, supportati da Gianni Rivera. La partita inizia però come peggio non potrebbe per gli azzurri, che vanno sotto al 22’ (gol di Viktor Ponedelnik). Un minuto dopo, per l’Italia le cose si complicano ulteriormente. Pascutti scappa alla difesa sovietica, s’invola verso la porta di Urushadze ma, sul più bello, viene falciato da Dubinski, che lo colpisce alla gamba già operata.

La reazione di Pascutti è da censura: Ezio si rialza, prende per il collo Dubinski, lo spintona e agita un pugno che non va a segno. Il difensore ucraino recita la parte della vittima e cade a terra. Tanto basta all’arbitro Banasiuk per cacciare il focoso friulano. AI tempi non erano stati ancora inventati i cartellini gialli e rossi, quindi si creò un equivoco, che lo stesso Pascutti racconta:

«All’inizio fu quasi una comica. L’arbitro polacco mostrava due dita, come a dire: l’11 deve uscire. Cesare Maldini, che era il capitano, aveva perso la testa e fraintese: “Vedi il segno che fa? Ti ha espulso solo per due minuti”. Io ero conciato talmente male, quasi in trance, che davvero aspettai due minuti a fianco del c.t. prima di fare il giro dello stadio mentre in centomila fischiavano. Entrai da solo negli spogliatoi, mi misi a piangere così forte che cadevo sotto la doccia. Avevo intuito il seguito».

 

Quell’Unione Sovietica – Italia, finita poi 2-0, non era infatti una semplice partita e, in tempi di Guerra Fredda, aveva un grande valore simbolico. Assieme agli azzurri, avevano raggiunto Mosca anche una decina di parlamentari. Sul volo di ritorno, Pascutti venne fatto viaggiare in prima classe assieme ai politici, per evitare contatti coi giornalisti. «Nessuno mi rivolse la parola – ricorda Pascutti – Solo un senatore comunista di Reggio mi fece coraggio, mi pare si chiamasse Ferioli».

Uno dei pochi a difendere Ezio è il Ct Fabbri: «L’espulsione di Pascutti non è stata un modello d’imparzialità. I giocatori sovietici alla fine hanno usato tacchetti in duralluminio, e questo non è consentito dal regolamento». Anche Sormani, costretto dopo la partita a rimanere a riposo per una decina di giorni, si lamenterà del trattamento dei rudi difensori sovietici.

L’UEFA non squalificò Pascutti, mentre la Federazione Italiana, pressata da politici e giornalisti, lo fermò per tre mesi. Una vittima del Sistema, insomma. «Anche Gianni Brera, che dopo i due gol di Vienna all’Austria aveva scritto che ero l’ala sinistra più forte del mondo, chiese una punizione. A me non dissero nulla, ma a casa trovai mia moglie che piangeva, aveva sentito la notizia alla Tv».

 

Sarà un periodo difficile per Pascutti. La stampa italiana sbatte il mostro in prima pagina, etichettenadolo come “quello dal pugno facile”. In trasferta Pascutti viene sonoramente bersagliato dai fischi e dagli insulti delle tifoserie avversarie, tanto da dover scendere in campo con tappi di cera nelle orecchie, secondo la leggenda. Il tempo è però  galantuomo e Pascutti si prende le sue rivincite.

Quella stessa stagione, Ezio è uno dei protagonisti dello Scudetto vinto dal Bologna, allo spareggio con l’Inter di Helenio Herrera, anche se quel 7 Giugno 1964 Pascutti non scese in campo. Grazie all’ottima stagione con i rossoblu, Pascutti torna a vestire la maglia della Nazionale l’11 Aprile 1964, nell’amichevole di Firenze contro la Cecoslovacchia. Prenderà poi parte ai Mondiali d’Inghilterra, dove disputerà una sola partita, la sconfitta 1-0 contro l’Unione Sovietica, ancora lei.

 

Chiuderà con l’azzurro nel 1967, con un bilancio di 8 gol in 17 partite. Pascutti si ritirerà dal calcio giocato nel 1969, a 32 anni, dopo una carriera interamente giocata con la casacca rossoblù del Bologna (297 presenze e 130 gol in Serie A). Uno dei suoi momenti più belli è il famoso gol all’Inter nel 1966, con un’incornata in anticipo su Tarcisio Burgnich, friulano come lui. Assieme alla moglie Emanuela, Ezio vive tuttora all’ombra delle Due Torri, dove è ancora considerato uno dei giocatori più amati, al pari dell’indimenticato Giacomino Bulgarelli.

Per concludere con l’Europeo 1964, l’Italia nel match di ritorno a Milano non riesce a ribaltare il risultato, pareggiando 1-1 (gol di Gusarov e Rivera). L’Unione Sovietica andrà vicinissima al bis europeo, perdendo 2-1 la finale contro la Spagna di Luisito Suárez, al Santiago Bernabéu di Madrid. La partita di Mosca contro l’Italia sarà invece l’ultima in Nazionale per Eduard Dubinski, che non riuscirà mai a recuperare dal colpo subito in Cile contro la Jugoslavia. Nella gamba infortunata si formerà un sarcoma, rara forma di cancro, che sarà causa della premature morte di Dubinski, l’11 Maggio 1969, ad appena 34 anni di età.

 

 

Tabellino della partita

USSR – ITALIA 2-0

MANIFESTAZIONE: Qualficazioni Euro 1964, Ottavi di finale (Andata)

LUOGO: Stadio Lenin, Mosca

USSR: Ramaz Urushadze, Eduard Dubinski, Anatoli Krutikov, Albert Shesternev, Valeri Voronin, Valeri Korolenkov, Slava Metreveli, Igor Chislenko, Viktor Ponedelnik, Valentin Ivanov, Galimzyan Khusainov. ALLENATORE: Kostantin Beskov.

ITALIA: William Negri, Cesare Maldini, Giacinto Facchetti, Aristide Guarneri, Alessandro Salvadore, Giovanni Trapattoni, Giacomo Bulgarelli, Mario Corso, Angelo Sormani, Gianni Rivera, Ezio Pascutti. ALLENATORE: Edmondo Fabbri.

ARBITRO: Ryszard Banasiuk (Polonia).

GOL: 22′ Ponedelnik, 42′ Chislenko.

ESPULSI: 23′ Pascutti

Ezio-Pascutti-Bologna

Ezio Pascutti

RUOLO: Ala sinistra

NATO IL: 1 Giugno 1937, Mortegliano, UD (Italia)

SOPRANNOMI: Zoppett, Ermete

SQUADRA DEL CUORE: Bologna, 14 stagioni, 296 presenze, 130 gol

PALMARES CLUB

Bologna

1 Serie A Italiana: 1963-1964

1 Coppa Mitropa: 1961

NAZIONALE: Italia, 17 presenze, 8 gol

 

I virgolettati di Ezio Pascutti ed Edmondo Fabbri tratti da: http://www.storiedicalcio.altervista.org

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