JOSE MOURINHO, UN DIVO D’ALTRI TEMPI

Non sono mica un pirla.

Josè Mourinho: Io esiste. Amato o odiato, o con me o contro di me. Nato per dividere. Si è creato da solo. I am the Special one. 

Porto, Chelsea, Inter, Real Madrid, ancora Chelsea, Manchester United. Un fenomeno mediatco. L’antipatia come posa, l’intelligenza sopraffina, l’arroganza da bulletto – completo firmato, cravatta allentata, barbetta di due giorni – la personalità magnetica, la tendenza all’autocelebrazione, però la punteggiatura è sempre l’ironia.

Quando lasciò il Portogallo per l’Inghilterra disse: “Se avessi voluto un lavoro facile, sarei rimasto al Porto, con una bellissima sedia blu, una Champions in bacheca e Dio”. Poi si fermò, calcolò la pausa, sorrise. ‘E dopo Dio, il sottoscritto”.

Calciatore fallito, ex traduttore-assistente del tecnico inglese Bobby Robson, da allenatore ha ovunque imposto il suo stile decisionista e spavaldo. Non un attore, ma un divo d’altri tempi. La sensazione è che questo Asterix portoghese usi la recitazione come terapia.

Cerca la polemica, ci sguazza. Attacca i colleghi, ne ha per tutti. Ferguson? E’ fortunato. Ranieri? E’ vecchio. Wenger? E’ un voyeur, scopiazza le mie squadre. Rijkaard? E’ uno che entra nello spogliatoio dell’arbitro, non mi piace. Eccettera, eccetera.

I suoi giocatori lo adorano. Li stimola, li coccola, li protegge, li difende. Parolaio scaltro, illusionista mediatico, grande comunicatore, reincarnazione del Mago Helenio Herrera, Mourinho rifugge la banalità, ama il conflitto, è il profeta dandy di un calcio che ha bisogno di credere in qualcuno. E’ un condottiero; “Guardate il mio taglio di capelli, sono pronto per la guerra”.

Quando dopo tre stagioni lasciò per la prima volta il Chelsea, salì negli uffici della società a Stamford Bridge, due gradini alla volta, di corsa, entrò nella sala riunioni senza bussare, si girarono tutti verso di lui, ci fu un attimo eterno di silenzio, poi disse solo una cosa; “Mi rimpiangerete”. E se ne andò. Quando la porta si chiuse, lo stavano già rimpiangendo.

Non è un pirla.

 

 

José Mário dos Santos Mourinho Félix.

NATO IL: 26 gennaio 1963, Setúbal, Portogallo.

SOPRANNOME: The Special One, Mou.

CARRIERA CALCIATORE

1980–1982 Rio Ave.

1982–1983 Belenenses.

1983–1985 Sesimbra.

1985–1987 Comércio e Indústria.

CARRIERA ALLENATORE

1994–1996 Porto (assistente).

1996–2000 Barcelona (assistente).

2000 Benfica.

2001–2002 União de Leiria.

2002–2004 Porto.

2004–2007 Chelsea.

2008–2010 Internazionale.

2010–2013 Real Madrid.

2013–2015 Chelsea.

2016– Manchester United.

PALMARES ALLENATORE

Porto

2 Primeira Liga: 2002–03, 2003–04.

1 Taça de Portugal: 2002–03.

Supertaça Cândido de Oliveira: 2003.

1 UEFA Champions League: 2003–04.

1 Coppa UEFA: 2002–03.

Chelsea

3 Premier League: 2004–05, 2005–06, 2014–15.

1 FA Cup: 2006–07.

3 Football League Cup: 2004–05, 2006–07, 2014–15.

1 FA Community Shield: 2005.

Inter

2 Serie A: 2008–09, 2009–10.

1 Coppa Italia: 2009–10.

Supercoppa Italiana: 2008.

1 UEFA Champions League: 2009–10.

Real Madrid

1 La Liga: 2011–12.

1 Copa del Rey: 2010–11.

Supercopa de España: 2012.

Manchester United

1 Football League Cup: 2016–17.

FA Community Shield: 2016.

1 UEFA Europa League: 2016–17.

PALMARES INDIVIDUALE

1 FIFA World Coach of the Year: 2010[9]

4 IFFHS World’s Best Club Coach: 2004, 2005, 2010, 2012.

3 Premier League Manager of the Year: 2004–05, 2005–06, 2014–15.

2 Serie A Allenatore dell’Anno: 2008–09, 2009–10.

Albo Panchina d’Oro: 2009–10

2 UEFA Manager of the Year: 2002–03, 2003–04.

1 European Coach of the Year—Alf Ramsey Award: 2010

The 10 Greatest Coaches of the UEFA era.

1 BBC Sports Personality of the Year Coach Award: 2005.

1 La Gazzetta dello Sport Sportivo dell’anno: 2010.

Allenatore Portoghese del secolo: 2015.

 

 

 

RACCONTO TRATTO DA “GAMBA TESA”, DI FURIO ZARA, RIZZOLI, MILANO

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