L’ANIMALE JORGE COSTA E LA TESTATA DI GEORGE WEAH

 

Occhi azzurri, sguardo di ghiaccio, fronte spaziosa e mascella volitiva. Fosse stato un attore, sarebbe stato perfetto per il ruolo di gangster. Fosse stato un musicista, avrebbe suonato la batteria. Era invece un calciatore e lo piazzarono al centro della difesa: passate di qua, attaccanti, se avete il coraggio.

Jorge Paulo Costa Almeida, per tutti Jorge Costa, è nato il 14 Ottobre 1971 a Porto. A 13 anni omincia a tirar calci al pallone e alle caviglie degli avversari nelle giovanili della squadra simbolo della sua città. Dopo un paio di prestiti in squadre minori (Penafiel e Marittimo) e nel 1991 la vittoria del Mondiale Under-20 con la nazionale portoghese, nel 1992 fa il suo esordio coi Dragões, dove rimarrà 13 stagioni e vincerà tutto: 8 Primeira Liga, 8 Supertaça Cândido de Oliveira e 5 Taça de Portugal. Le maggiori soddisfazioni internazionali se le prenderà superati i 30 anni: da capitano solleverà una Coppa Uefa (2003), una Champions League e una Coppa Intercontinentale (2004). Un palmares da grande e in fondo Jorge Costa è stato uno dei migliori difensori europei degli anni ’90.

A guardarlo sembrava buono per gli sport di combattimento, non per il calcio. Un colosso di 188 centimetri mentre i chili sembravano sempre troppi. Aveva la pancetta e le guance gonfie, era lento ma rimediava con esperienza e tempismo, occhio lungo e grinta. Uno stopper vecchia maniera, insuperabile nel gioco aereo e che, come ogni buon difensore di quegli anni, sapeva menare. Non a caso il suo soprannomi era O Bicho (l’animale).

In Portogallo i suoi reati finirono in prescrizione, vuoi perché era furbo, vuoi perché vestiva la maglietta biancoblu del Porto e gli arbitri chiudevano un occhio. Il fascino della grande squadra e la sudditanza psicologica, tutto il mondo è paese. Vestì la maglia della Seleção 50 volte, spesso in coppia con Fernando Couto, altro randellatore seriale. Erano i buttafuori di un Portogallo tutto frizzi e lazzi, pieno di ballerinas e giocolieri: Figo, Rui Costa, João Pinto, Sá Pinto, Sérgio Conceição…

Divenne famoso in Italia una fredda sera d’inverno, il 20 Novembre 1996. Il primo Milan post-Capello, allenato dall’uruguaiano Óscar Washington Tabárez, è ospite all’Estádio das Antas nella quinta giornata del girone di Champions League. I portoghesi sono primi a punteggio pieno, i rossoneri attardati e i lotta con gli scandinavi di Göteborg e Rosenborg per il secondo posto che vale i quarti di finale. I primi attriti tra Milan e Porto erano sorti all’andata a San Siro, nella vittoria 3-2 in rimonta dei portoghesi, con doppietta del giovane brasiliano Mario Jardel. Segnando il momentaneo 2-1 del Milan, George Weah aveva subito un doloroso infortunio al dito anulare, provocato da un pestone di Jorge Costa (volontario o no, giudicate voi: QUI il video).

Nel match di ritorno (QUI un breve video riassuntivo del match), il centrale portoghese e l’attaccante liberiano saldano i conti. Jorge Costa picchia duro e provoca Weah con sputi ed epiteti razzisti. Giorgione è una furia e fatica a frenare la rabbia. Al termine della partita, finita 1-1 (gol di Edgar Davids ed Emilson), si scatena un furioso parapiglia nel tunnel che porta agli spogliatoi. Pugni, spinte, sputi, roba da far west, con l’allenatore portoghese Antonio Oliveira che prende a calci l’assistente di Tabárez, Giorgio Morini. Il protagonista principale è però George Weah, che si fa giustizia da solo e rifila una violenta testata al naso di Jorge Costa, fratturandogli il setto nasale.

Jorge-Costa-Weah-Sangue

Stavolta il rude marcatore portoghese deve recitare la parte della vittima, cosa rara in carriera. Si presenta davanti alla Tv portoghese e in sala stampa col volto coperto di sangue, scena very splatter, denunciando Weah (QUI il video). Il tecnico portoghese Antonio Oliveira rincara la dose: “Tutto il mondo deve sapere che c’ è un assassino in libertà ed è un calciatore“. La mediazione di Adriano Galliani, che convince il presidente del Porto a non sporgere denuncia, evita l’arresto di Weah.

Sul liberiano però si abbatte la stangata dell’UEFA: 6 giornate di squalifica. La testata a Jorge Costa non evita comunque a Giorgione la consegna del Premio FIFA Fair Play, il 20 Gennaio dell’anno successivo, guarda caso a Lisbona.

 

Tabellino della partita:

Porto – Milan 1-1

MANIFESTAZIONE: Champions League 1996-97, Fase a gironi

LUOGO: Estádio das Antas

PORTO: Ilario, Mendes, Sergio Conceicao, Aloisio, Barroso, Jorge Costa, Bino (66′ Folha), Zahovic, Drulovic (54′ Jardel), Artur (84′ J.M. Pinto), Edmilson. ALLENATORE: Antonio Oliveira.

MILAN: S. Rossi, Panucci, Maldini, Desailly (81′ Ambrosini), Costacurta, Baresi, Davids, Eranio (89′ Dugarry), Weah, Boban, Baggio (79′ Simone). ALLENATORE: Tabarez

ARBITRO: Grabher (Austria)

GOL: 56′ Davids, 71′ Edmilson

AMMONITI: Desailly, Eranio, Sergio Conceicao, Artur, Davids

 

Jorge Costa

RUOLO: Difensore Centrale

NATO IL: 14 Ottobre 1971, Porto (Portogallo)

SQUADRA DEL CUORE: Porto, 14 stagioni, 251 presenze in Primeira Liga

SOPRANNOME: O Bicho (l’animale)

PALMARES CLUB

8 Primeira Liga: 1992-93, 1994-95, 1995-96, 1996-97, 1997-98, 1998-99, 2002-03, 2003-04

5 Taça de Portugal: 1993-94, 1997-98, 1999-00, 2000-01, 2002-03

8 Supertaça Cândido de Oliveira: 1993-94, 1994-95, 1998-99, 1999-00, 2001-02, 2003-04, 2004-05

Coppa Uefa: 2002-03

Coppa dei Campioni: 2003-04

Coppa Intercontinentale: 2004

PALMARES NAZIONALE: 1 Mondiale Under 20, 1991

NAZIONALE: Portogallo, 50 Presenze, 4 gol

 

 

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