MARK HATELEY, L’ATTILA DEL MILAN

 

Ci avevano provato con Joe Jordan, scozzese, detto Lo Squalo: gli mancava un dente davanti e quando apriva la bocca sembrava il protagonista del film di Spielberg. 

Avevano ritentato con Luther Blisset, anglo-giamaicano ex pupillo di Elton John e dagli inglesi ribattezzato Miss It, che vuol dire Sbaglialo (sbagliare cosa? I gol, chiaro). Il Milan pescava attaccanti in Gran Bretagna e non ne azzeccava uno.

Quando Giussy Farina, il presidente-agricoltore, annunciò l’ingaggio di Mark Hateley centravanti del Portsmouth (avessi detto il Liverpool), i milanisti sbuffarono: “Alè, ecco un altro brocco made in Britain”. Hateley diventò Attila in un attimo, quelli erano i giorni dei film con Abatantuono che faceva il terruncello e giusto due anni prima, nel 1982, “Attila flagello di Dio” con Abatantuono medesimo e Rita Rusic aveva riempito i cinema.

Il Milan pre-berlusconiano ispirava tenerezza. Veniva da due stagioni non consecutive di serie B e aveva un presidente, Farina, che nel disperato tentativo di far quadrare i conti affittava Milanello per banchetti di nozze. Ai milanisti del 1984 bastava poco per essere felici e allorché nel derby del 28 ottobre Hateley sovrastò di mezzo metro Fulvio Collovati — il “traditore” che qualche anno prima aveva cambiato sponda per evitarsi la B — e perforò Zenga con una magnifica capocciata, il più era fatto: Milan-Inter 2-1, il giorno in cui Attila diventò milanista per sempre.

LA CAPIGLIATURA – Hateley visse di rendita sul gol a Zenga. Patì guai fisici e combinò pasticci, tipo andare a sciare al Sestriere venti giorni dopo un’operazione di menisco. Un’altra volta accampò la scusa della sinusite. Cominciò a tagliarsi i capelli alla maniera “zarra” degli anni Ottanta, con la capigliatura fluente sul collo e un po’ sparata davanti, l’acconciatura chiamata mullet.

La lenta deriva di Hateley si trasformò in naufragio quando il Milan diventò proprietà di Silvio Berlusconi. “Una volta a Milanello — racconterà poi Attila — Berlusconi ci confessò uno per uno. Io ero giovane, ma figlio di un calciatore, e ne sapevo abbastanza per comprendere che quell’uomo di football capiva poco. Voleva fare l’allenatore, voleva fare tutto. Si portò Van Basten, non mi lasciò andare alla Roma”.

Hateley passò al Monaco e poi ai Rangers Glasgow, ai Queens Park R., al Leeds, all’Hull City e al Ross County (1999), ultima fermata da calciatore.

CHIARE OPINIONI – Hateley ha fatto l’allenatore-giocatore nei due campionati all’Hull City, club inglese di seconda fascia, e l’esperienza gli è servita per intuire che la panchina non è cosa per lui. Mark si è sistemato a Glasgow. I Rangers lo hanno inserito nella Hall of Fame e gli hanno ritagliato un ruolo da ambasciatore del club. Da vecchia gloria partecipa a serate di gala. Lo hanno fotografato al concerto di un musicista africano: sta sul palco, con un bongo tra le braccia

 

 

Mark Hateley

NATO IL: 7 Novembre 1961, Wallasey.

RUOLO: Attaccante.

SOPRANNOME: Attila.

CARRIERA

1978-1983 Coventry City.

1980 Detroit Express.

1983-1984 Portsmouth.

1984-1987 Milan.

1987-1990 Monaco.

1990-1995 Rangers.

1995 QPR.

1996 Leeds Utd.

1997 Rangers.

1997-1998 Hull City.

1999 Ross County.

PALMARES CLUB

Monaco

1 campionato francese: 1987-1988.

Rangers

5 Campionato scozzese:  1990-1991, 1991-1992, 1992-1993, 1993-1994, 1994-1995.

3 Coppa di Lega scozzese: 1990-1991, 1992-1993, 1993-1994.

2 Coppa di Scozia: 1991-1992, 1992-1993.

NAZIONALE: 1984-1992 Inghilterra 32 Presenze, 9 Gol.

PALMARES INDIVIDUALE

Golden player Campionato europeo di calcio Under-21: 1984.

Giocatore dell’anno della SFWA: 1994.

Giocatore dell’anno della SPFA: 1994.

 

 

FONTE: ‘CI RITORNI IN MENTE’ DI SEBASTIANO VERNAZZA.

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