I MONDIALI DEI VINTI: TOGO 2006

Richmond Forson, difensore del Togo ai Mondiali 2006, racconta il suo arrivo in Europa e com’è finito a giocare nei dilettanti francesi, in uno spezzone tratto dal libro “I Mondiali dei vinti: Storie e miti delle peggiori nazionali di calcio” di Matteo Bruschetta.

Division d’Honneur. Si chiamava così il campionato in cui giocavo, quando sono stato convocato per i Mondiali di Germania 2006. Spulciando le liste dei trentadue Ct, io ero il calciatore che militava nella categoria più bassa. Si stupirono a leggere il mio nome assieme a quelli di Ronaldo, Zinedine Zidane e degli altri 733 convocati. Io, Richmond Forson, un dilettante in mezzo a tante star, Cenerentola imbucata al gran ballo.

Giocavo in Francia, a Le Poiré-sur-Vie, nel dipartimento della Vendée, regione dei Pays de la Loire. La squadra locale si chiamava Jeanne d’Arc du Poiré-sur-Vie e giocava nella Ligue Atlantique, in Division d’Honneur, la sesta serie. La struttura piramidale del calcio francese si divide in due campionati professionisti (Ligue 1 e Ligue 2), poi i dilettanti: un girone di National, quattro di National 2, otto di National 3 e poi ventidue di Division d’Honneur.

Come io sia finito in questa cittadina dell’ovest della Francia è una lunga storia, fatta di sogni e delusioni, promesse e infortuni. Sono nato il 23 maggio 1980, ad Aflao, in Ghana, che nel Settecento era una delle principali città per il commercio degli schiavi sul Golfo di Guinea. Aflao confina con la frontiera togolese e dista una manciata di chilometri da Lomé, la capitale del Togo, dove sono cresciuto.

La mia prima squadra di calcio è stata lo Sporting Club de Lomé, giocavo terzino sinistro e stupivo tutti perché sapevo calciare bene con entrambi i piedi. Tra i ragazzi di quella scuola calcio, c’era anche un certo Emmanuel Adebayor, quattro anni più giovane di me. L’inizio della nostra carriera è stato simile: a Lomé ci hanno visto gli osservatori del Metz e siamo partiti per la Francia. Io in Lorena, al centro di formazione di Metz, sono arrivato l’11 novembre 1999, quando non avevo ancora diciotto anni. In tre stagioni, ho giocato ventitré partite. Poche. Joël Muller non era esattamente il tipo di allenatore che scommetteva sui giovani. Lo stesso anno in cui ho lasciato Metz, il 2001, è arrivato Adebayor, anche lui non ancora maggiorenne. Le similitudini tra la mia carriera e la sua finiscono qui. Per Emmanuel, Metz è stato il trampolino di lancio per il grande calcio: Monaco, Arsenal, Manchester City, Real Madrid, Tottenham…

Per me invece Metz è stato il trampolino per un tuffo verso gli abissi dei dilettanti francesi. Avevo da poco esordito in Nazionale, Togo-Senegal 1-0 del 17 maggio 2001, quando il Metz mi ha ceduto al Louhans-Cuiseaux FC, in National, la terza serie. In Bourgogne-Franche-Comté, le cose però si sono messe subito male: nell’autunno del 2001 sono stato vittima di un incidente d’auto a Neufchâteau, nei Vosgi, e sono dovuto rimanere un anno senza calcio. Una persona che mi aiutò molto in quel periodo fu Renè Charrier, direttore generale dell’UNFP, il sindacato dei calciatori. Charrier fu il mio referente per evitare problemi legati al mio status di extracomunitario. Grazie anche al suo aiuto, nel 2002 sono tornato a giocare, a Luçon, in National 2, dove sono rimasto tre stagioni. In Vendée mi trovavo bene e, non avendo un procuratore, nel 2005 la squadra me la sono trovata da solo: il Jeanne d’Arc du Poiré-sur-Vie, in sesta serie. Mi pagavano 1600 Euro d’ingaggio, più il ruolo di allenatore dei ragazzi e un lavoro part-time, per permettermi di avere il regolare permesso di soggiorno.

Quando sono arrivato in Europa, il mio sogno era giocare in grandi club, come i miei due idoli: Abedì Pelè e Ronaldo. Quel sogno lo realizzò invece Adebayor, che nel gennaio 2006 passò dal Monaco all’Arsenal. Ad appena ventuno anni, Emmanuel era diventato un eroe nazionale in Togo durante le qualificazioni per Germania 2006. Nella sua storia calcistica, il Togo non era mai andato vicino a vincere una Coppa d’Africa o a qualificarsi a un Mondiale. In Africa Equatoriale le nazionali più vincenti sono Camerun, Nigeria, Ghana, Costa d’Avorio, non di certo il Togo. La storia è cambiata quando, nel 2004, la federazione nominò Ct il nigeriano Stephen Keshi. Era un ex difensore, il capitano della Nigeria che nel 1994 vinse una Coppa d’Africa e partecipò ai Mondiali americani. Le “Super Eagles” di Amokachi, Amunike, Finidi, Okocha, Yekini, se avete presente”.

 

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