BIDONI: ROGERIO VAGNER E LA PROFEZIA DI ZEMAN

“Dove devo firmare?”

“Firma qui”, gli disse scocciato il procuratore, perché i procuratori in quegli anni di assegni a nove zeri avevano perennemente stampata in faccia quell’aria schifata di chi mentre sì arricchisce deve comunque sporcarsi con i soldi. Ma guarda un po’ cosa ci tocca fare. 

La mano un po’ gli tremava. La voce pure. “Qui…?”

“Sì, lì.” Aridaje.

Quando la sera del 15 luglio 1997 Rogério Nunes Vagner diventò un calciatore della Roma pensò a suo fratello Rubens che per dieci anni aveva puntato tutti i giorni sullo stesso numero e sulla stessa ruota, con un’ostinazione che sconfinava nella fede. Da bambini abitavano a Londrina, nello stato brasiliano del Paranà: Rubens scommetteva, Rogério era il numero e anche la ruota. Rubens lavorava, Rogério giocava.

Il buon Rubens lavorava unicamente allo scopo di permettere a Rogério di giocare. Rubens lasciò il lavoro, la fidanzata e più volte città. Seguiva Rogério come si segue una stella cometa, prima o poi si ferma sopra una capanna, e a quel punto tocca a voi farla diventare d’oro. La pallina della roulette scelse il destino dorato dei due fratelli quel 15 luglio del 1997. Il merito fu del boemo Zdenek Zeman che un giorno andò dal suo presidente e azzardò: “Con Vagner vinciamo lo scudetto”. Sensi lo accontentò.

Rogério pensò che la Roma gli avrebbe dato un miliardo e mezzo all’anno per i successivi quattro campionati. Pensò che non era male. Poi pensò che quei soldi avrebbero ripagato anche i sacrifici di Rubens.  Pensò che c’è una giustizia, a questo mondo.

Quell’anno il centrocampista di poche speranze Nunes Rogério Vagner giocò solo undici partite, fu protagonista del primo silenzio stampa ad personam della storia del nostro calcio. Andò così: Zeman un giorno gli vietò di rilasciare interviste, solo a lui, il resto del gruppo poteva parlare, lui no. “È un soggetto a rischio”, ci tenne a precisare un dirigente della Roma.

Vagner divenne sempre più insofferente agli allenamenti e soprattutto divenne argomento di conversazione nelle cene del presidente Franco Sensi. “Vagner? Lassa perde…” Se ne andò un giorno di fine primavera del 1998: all’ufficio cambi del destino aveva lasciato un anno della sua carriera e si era ritrovato sei miliardi. In più aveva sistemato i conti con i debiti di riconoscenza della sua coscienza: per questo e altri motivi che qui è superfluo elencare i fratelli Rogério e Rubens Vagner vissero per sempre felici e contenti.

 

Rogério Nunes Vagner

NATO IL: 19 marzo 1973, Bauru (Brasile).

RUOLO: Centrocampista Centrale.

CARRIERA:

1989 Arapongas.

1990-1993 Paulista.

1993-1995 União São João.

1995-1997 Santos.

1997-1998 Roma.

1998-1999 Vasco da Gama.

2000 San Paolo.

2000-2004 Celta Vigo.

2005 Atlético Mineiro.

PALMARES CLUB:

Santos.

1 Torneo Rio-San Paolo: 1997.

Vasco da Gama.

1 Copa Libertadores: 1998.

Torneo Rio-San Paolo: 1999.

1 Campionato Carioca: 1999.

San Paolo.

1 Campeonato Paulista: 2000

NAZIONALE: 2001 Brasile, 1 Presenza.

 

 

TRATTO DA “BIDONI – L’INCUBO” DI FURIO ZARA, KOWALSKI EDITORE, MILANO.

 

 

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