LAVAGNA TATTICA: SHAKTHAR DONETSK – NAPOLI 2-1

Prima sconfitta stagionale per il Napoli di Sarri, “brutto” ma vincente nelle prime uscite in Serie A. La poca brillantezza degli azzurri contro Atalanta e Bologna in campionato era stata mascherata in parte dai risultati positivi. Ma il Napoli visto a Donetsk è stato vittima delle sue stesse contraddizioni, tattiche e tecniche. Cosa si è inceppato nei meccanismi oliati di Maurizio Sarri? È una questione fisica? Forse, ma sicuramente non solo.

Qualsiasi tattica ha la sua coperta corta, laddove si sceglie di sfruttare certe caratteristiche bisogna pure accettare di concederne altre. E per quanto collaudato e spesso efficace, il 4-3-3 del Napoli ha i suoi punti deboli: il più evidente, a prescindere dagli interpreti, è la difesa dell’ampiezza del campo. Lo Shakhtar ha preparato la partita con grande cognizione, anche in funzione delle proprie normali attitudini, spingendo in profondità e larghissimi entrambi i terzini della difesa a 4, sfruttando gli spazi creati dai tagli verso il centro degli esterni alti. Soprattutto la catena Srna-Marlos ha creato i maggiori disagi, andando a occupare la zona difensiva più vulnerabile dei partenopei, quella di sinistra.

Il primo gol arriva presto e nasce da uno sviluppo veloce su quella fascia, proprio con Marlos che taglia centralmente e scarica di prima su Srna ai bordi della linea laterale; palla poi crossata centralmente per la punta Ferreyra e altra sponda diretta per l’altro taglio dell’esterno opposto Taison, che trova un ottimo controllo e deposita il sinistro alle spalle di Reina. I problemi diventano ancora maggiori quando anche gli interpreti mostrano i propri limiti, nella fattispecie Diawara.

Il giovane centrocampista centrale non è nuovo ad atteggiamenti di scarsa attenzione tattica, spesso fuori posizione e troppo fiducioso nella sua esuberanza atletica. Manca la sua copertura in occasione del primo gol dei padroni di casa, lasciando isolati i due difensori centrali non garantendo la dovuta copertura posizionale (chiudendo le line di passaggio) sullo scarico di Ferreyra. Durante la partita Diawara non riuscirà mai a trovare la giusta posizione, spesso sbagliando tempi del pressing e lasciando alle sue spalle voragini ideali per le cavalcate dei fantasisti brasiliani avversari. Inoltre, Diawara non ha lo stesso spessore tecnico di Jorginho per dettare i tempi in fase di possesso palla.

L’assenza dell’italo-brasiliano si è fatta sentire, il Napoli non è quasi mai riuscito a scardinare la disposizione corta e stretta dello Shakhtar, senza il regista in grado di imprimere ritmo e velocità alla manovra, creando i presupposti per gli inserimenti centrali di un Marek Hamsik sempre più in difficoltà in questo inizio di stagione. Inoltre, la tendenza a sviluppare il gioco perlopiù sul lato mancino, costringe spesso Zielinski a partite anonime, senza avere l’opportunità dare quegli strappi e cambi di passo che lo caratterizzano e che sono in grado di capovolgere le partite.

In avvio di ripresa lo Shakhtar decide di arretrare il baricentro, limitando le discese dei terzini, ma al 58′ sulla sinitra arriva la sovrapposizione di Stepanenko (uno dei due mediani centrali) che pennella un perfetto traversone sul secondo palo per Facundo Ferreyra. Ghoulam è ingiudicabile, mostrando per l’ennesima volta la sua scarsa concentrazione difensiva, disinteressandosi totalmente dell’inserimento davanti a lui dell’attacante portoghese. Lo scorso campionato, il Napoli ha subito molti gol in situazioni simili, con il terzino algerino che ancora fa fatica a leggerle e a tracciare le diagonali di copertura. L’uscita sconsiderata dai pali di Reina, che libera la porta incautamente, lo elegge a facile capro espiatorio, ma a nostro avviso il 2-0 è un concorso di colpe.

Sotto di due gol, Sarri si è visto costretto a cambiare qualcosa nell’assetto tattico, inserendo Mertens per Hamsik e schierando i suoi con un 4-2-3-1 che sin da subito ha creato dei grattacapi alla difesa ucraina, fino a quel momento tutto sommato tranquilla. I movimenti e gli spazi occupati dal fantasista belga sono sembrati difficili da digerire per la retroguardia avversaria, impreparata al nuovo scenario, e dopo 10 minuti è proprio Mertens a procurarsi il rigore del 2-1, trasformato da Milik. E’ apparso palese che cambiando copione, lo Shakhtar abbia fatto molta più fatica a leggere le situazioni. Il Napoli ha creato almeno altre 3 occasioni per pareggiare la partita, ma la soluzione è stata evidentemente troppo tardiva. Recuperare 2 gol fuori casa, in Europa, non è impresa semplice.

A Napoli sembra un sacrilegio criticare l’allenatore, ma personalmente lo reputo doveroso. Come già detto, Sarri è stato in grado di creare una macchina quasi perfetta, regalando momenti di calcio davvero spettacolari. Ma al terzo anno della sua gestione, riesce difficile trovare elementi che identifichino la sua crescita. Molti dei suoi giocatori hanno fatto passi avanti enormi sotto la sua guida, il tecnico toscano no. Sarri si è fermato a guardare la bellezza di ciò che ha costruito, senza realmente aggiungere quel tocco in più che possa permettere di fare il salto di qualità, convinto di poter contare soltanto su determinati giocatori e un unico schema.

La sconfitta di Donetsk arriva però in un momento ideale della stagione, con un girone da Champions tutto da giocare e per niente compromesso. Servirà un grosso bagno di umiltà e un pizzico di coraggio in più, per trovare nuove soluzoni e nuove scene da aggiungere al copione.

 

di Arnaldo Portacelli

 

Il tabellino

SHAKHTAR-NAPOLI 2-1 (primo tempo 1-0)
SHAKHTAR DONETSK (4-2-3-1): Pyatov; Srna, Rakistskiy, Ordets (45’st Khocholava), Ismaily; Stepanenko, Fred; Bernard, Taison, Marlos (30’st Kovalenko); Ferreyra (42′ st Dentinho). (Shevchenko, Butko, Patrick, Azevedo). All. Fonseca.
NAPOLI (4-3-3): Reina; Hysaj, Albiol, Koulibaly, Ghoulam; Zielinski (20’st Allan), Diawara, Hamsik (15’st Mertens); Callejon, Milik, Insigne. (Sepe, Allan, Jorginho, Maggio, Maksimovic, Rog). All. Sarri.
ARBITRO: Zwayer (Germania).
MARCATORI: 15′ pt Taison; 12′ Ferreyra (S), 26′ st (rig.) Milik (N).
Ammoniti: Insigne, Fred, Mertens, Stepanenko, Koulibaly.

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