GIOVANNI ROCCOTELLI, IL MAESTRO DELLA RABONA

Manco sapeva che si chiamasse rabona. “A Bari negli anni Cinquanta non c’era la tv, possedere un pallone era già tanto. Un giorno in strada ebbi un’intuizione inspiegabile: avevo la palla sul lato sinistro, così infilai il piede destro dietro il ginocchio mancino e calciai. Stupore: “ooohhh, che hai fatto”…. E io: ma che ne so. Più avanti trovammo il nome, per noi ’sto colpo diventò l’incrociata”.  Continue reading GIOVANNI ROCCOTELLI, IL MAESTRO DELLA RABONA

LA BICICLETTA DI VITO CHIMENTI

All’epoca i centravanti avevano la pancetta, un paio di chiletti in più che si adagiavano placidi sulla maglia di lana. Giravano per le aree di rigore con il borsello e l’aria sconsolata dei ragionieri la domenica alla gita fuori porta, portavano baffi neri e folti da camionisti, gli immaginavi il calzino bianco immacolato sul mocassino nero a punta. Continue reading LA BICICLETTA DI VITO CHIMENTI

DI SOMMA E IL ROMANZO CRIMINALE DI AVELLINO

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Wilma, passami la clava.

Avellino anni Ottanta, non una squadra, ma una banda di detenuti in attesa di giudizio, il braccio della morte della serie A.

Un romanzo criminale  che ripercorre la storia della criminalità organizzata sulla linea difensiva, quando il libero stava due passi indietro a tutti e la diagonale era solo una posizione del Kamasutra, e nemmeno la più complicata.  Continue reading DI SOMMA E IL ROMANZO CRIMINALE DI AVELLINO

BIDONI: NIKOS ANASTOPOULOS E LO SCANDALO DELLE “LENZUOLA D’ORO”

 

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Centravanti tappo, cosce tornite, spalle da ginnasta su busto da Playmobil e baffo folto a incutere rispetto, Nikolaos “Nikos” Anastopoulos arrivò ad Avellino nel settembre del 1987, portando in dote venticinque reti nella nazionale greca e una certa autorità da ras del quartierino nell’Olympiakos. Continue reading BIDONI: NIKOS ANASTOPOULOS E LO SCANDALO DELLE “LENZUOLA D’ORO”

LUCIANO FAVERO, IL BAFFUTO SICARIO DEL TRAP

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Era quello delle vignette della settimana enigmistica: dov’è l’errore? Luciano Favero, l’errore era lui. Nove anni filati in Serie A, dal 1981 al 1990, e solo Dio sa come ci sia riuscito questo terzino spaccaossa dal piede improbabile. Tre all’Avellino, scuola di duri. Poi la Juventus, cinque stagioni. Infine, Verona. Alla Juve ci arrivò per sbaglio: doveva essere una pedina di scambio, invece rimase. “Sono alla Juve: non ci posso credere” ripeteva i primi giorni. Non ci credevano neanche gli altri. Si presentò al raduno con la sua Maserati biturbo marrone. Gli fecero notare che non era il caso. In campo randellava senza rimorsi. Il mandante era il Trap, lui eseguiva. Era uno sporco lavoro, ma qualcuno doveva pur farlo.  Continue reading LUCIANO FAVERO, IL BAFFUTO SICARIO DEL TRAP