5 MAGGIO 2002: CRONACA DI UN BARELLIERE

Io faccio il barelliere. Lavoro la domenica, allo stadio Olimpico. Quel giorno manco dovevo esserci. Avevo chiesto le ferie. Due mesi prima le avevo chieste. “C’è bisogno di te – mi hanno detto – E’ una partita importante, c’è bisogno di tutti”.  Continue reading 5 MAGGIO 2002: CRONACA DI UN BARELLIERE

PALLA IN CURVA: STORIA DI UN GOL SBAGLIATO

Quando si dice Mario Pastorelli si dice “palla in curva”. Nell’immaginario di milioni di tifosi è rimasto quel gesto, quel tiro, a pochi metri dalla porta vuota nella finale di coppa, e quella palla che si alza, inesorabilmente, a disegnare un arco nel cielo, e finire in curva. E tutto questo a pochi minuti dalla fine, dopo una cavalcata di ottanta metri, uno slalom che aveva lasciato i difensori come birilli, e il portiere a terra, qualche metro indietro, già rasseganto a raccogliere la palla dall’erba sul fondo della rete.  Continue reading PALLA IN CURVA: STORIA DI UN GOL SBAGLIATO

RENATO VILLA, UN OPERAIO IN SERIE A

Qui si racconta la favola del brutto anatroccolo che comparve all’improvviso nel paese dei cigni, con la tuta da magazziniere ancora addosso e una carta di identità che diceva: Villa Renato di Castelleone, anni ventotto, professione operaio.  Continue reading RENATO VILLA, UN OPERAIO IN SERIE A

IL CORAGGIO E L’INCOSCENZA DI ARTURO DELRIO

Diciamocelo, difficilmente avrete mai sentito parlare di Arturo Delrio, a meno che non siate di quei tipi puntigliosi che conoscono a menadito tutte le statistiche e le curiosità del fùtboll. E anche in quel caso bisognerebbe comunque essere ferrati in una certa epoca storica, un determinato contesto; affezionati a un particolare modo di pensare, concepire, e anche, perché no, vivere, il mondo del pallone. Continue reading IL CORAGGIO E L’INCOSCENZA DI ARTURO DELRIO

HERR MISTER, IL TEDESCO LA SAPEVA LUNGA

Il tedesco, come lo chiamavano qui, arrivò a Palo Alto un mattino di scirocco. Inchiodò la sua carretta e si fermò ad annusare l’aria. Scese e si accoccolò nella terra polverosa sollevandone un pugnetto e facendola piovere dal palmo: il vento la prese per mano e la portò gentile e silenziosa verso il nord. Qualcuno dice che si voltò verso le due porte senza reti che delimitavano il campo da calcio. Qualcun altro racconta che guardò la casa rossa di Madame Gigi. Continue reading HERR MISTER, IL TEDESCO LA SAPEVA LUNGA

COME GERMOGLI IN PRIMAVERA

Il Sant’Elmo era tradizionalmente una squadra di quartiere. Fondata a inizio secolo da un gruppo di ragazzi genovesi col pallino del football, finì, col tempo, per diventare quella degli immigrati cattolici: italiani, irlandesi, polacchi, scozzesi. Gente che lavorava l’intera settimana, sabato compreso, la domenica mattina andava a messa, e al pomeriggio al campo a vedere il Sant’Elmo giocare e generalmente perdere. Ma ogni tanto anche pareggiare. Raramente, vincere. Continue reading COME GERMOGLI IN PRIMAVERA

LA BANDIERA AMMAINATA

Non dimentichiamoci che stiamo parlando di uno dei migliori centravanti che abbiano mai militato nello Sporting Wergoa. Uno che la buttava dentro sempre e comunque. Destro, sinistro, ginocchio, testa. Anche di faccia, una volta. Gli arrivò un rilancio come una fucilata in pieno volto. Gli spaccò il setto nasale e il rimpallo finì in porta. Pisciava sangue come un tubo da dodici, ma questo non gli impedì di farsi tutto il campo di corsa per andare a esultare sotto la curva. I tifosi erano impazziti. Ve lo immaginate? Il vostro beniamino sotto la curva che esulta mostrandovi la maglietta piena del suo sangue. Era come buttare un cristiano in pasto ai leoni. Da quel giorno si tenne il naso storto- piegava sulla sinistra-, ma per lui niente valeva un goal. Neanche una donna, una macchina, o Gesù Cristo. C’era solo quello: lui, un pallone, una porta, e l’istinto del killer. Continue reading LA BANDIERA AMMAINATA

UN TEMIBILE NUMERO 9

Ero al primo anno delle medie e avrò avuto qualcosa come quattordici, o quindici anni. Da ciò si può facilmente capire che la scuola non è mai stata il mio forte. Il calcio, quello sì era il mio forte. La campanella era ancora nell’aria che già stavo sul campo in terra battuta, dietro la trattoria che costeggiava la statale. Continue reading UN TEMIBILE NUMERO 9