TIMO WERNER, TORELLO SCATENATO

Timo Werner, come tramutare i fischi in gol selvaggi. Cresciuto nello Stoccarda come esterno, Timo si sta rivelando un bomber di razza con il RB Leipzig.

 

Nel 2013 scoprii che la nazionale under 17 tedesca aveva, come attaccante, l’equivalente – in pantaloncini e scarpette rigorosamente Adidas – della bomba ad idrogeno, appena sganciata dal sig. Kim Jong-Un, nelle pervicaci montagne di Punggye-ri.

Per la verità, siffatta faccenda non è che abbia allertato particolarmente le mie – pur vecchie – orecchie da osservatore (disattento, per lo più), anche perché, quando ti approcci al calcio tedesco, sai già che l’allevamento pre-scolastico è preordinato alla creazione di giocatori che sniffano chilotoni, destinati alla loro implementazione corporea. Quindi, inizialmente, sto parlando dei primi 10 minuti della prima partita visionata, l’approccio è stato disincantato, sebbene sbalorditivamente spiazzante.

Più che altro, la tentazione era quella, forse romantica (in netta contrapposizione al pragmatismo, tipicamente tedesco), di voler agguantare a tutti i costi un tipo di attaccante diverso da quello che solitamente viene creato nei laboratori teutonici; diverso nell’accezione più lata possibile. E quindi, un attaccante potentemente efficace, ma con un’intelligenza calcistica non ordinaria.
Quando, però, la curiosità lascia il passo alle immagini, tutto diventa meno complicato. Ma è il calcio, quello giocato, ad essere per forza di cose semplice.

Ora, ci si chiederà il motivo per cui, in una sezione dove vengono schedati giocatori molto giovani (diciamo in un target che va dai 1999 in avanti), si è ritenuto di formalizzare la descrizione di un attaccante del 1996, apparentemente già fatto e finito. E’ una domanda che non richiede risposte particolarmente impegnative, poiché io ritengo che, anche a questa età, i giocatori abbiano ancora molto da imparare, ed abbiano, quindi, notevoli margini di miglioramento.

Al limite, per chi voglia farsi suggestionare dal comportamento glaciale dei tifosi tedeschi, potrei anche rispondere che, con la scheda proposta, ho approfittato per far conoscere un aneddoto che forse in molti ignorano: e cioè che il sig. Timo Werner, quando indossa la casacca della nazionale color bianco (e nero come la pece) viene fischiato sonoramente, come accaduto ad esempio al suo ingresso in campo, contro il San Marino. Il motivo sichima RasenBallsport Leipzig. Una società senza tradizione, secondo i puristi. L’altro motivo? La frase, forse infelice, del ragazzo, quando si trasferì dallo Stoccarda al Lipsia: “Lascio una squadra che ha grande tradizione per una che invece in futuro avrà grande tradizione”.
Va da sé che a me interessa poco il calcio parlato, per cui chiudo qui questa piccola parentesi, e procedo oltre.

Werner, nelle competizioni giovanili visionate, quindi prima del professionismo, era già un animale e spiccava rispetto ai pari età. La potenza feroce, unita alla sua tecnica, ne orientavano le prestazioni. Era fuori categoria, e lo si vedeva. Inoltre aveva l’istinto movimentale nello spazio che lo rendevano totalmente imprendibile. Era questo il fulcro del suo gioco. Palla al piede, ti fa i 100 mt in 11 secondi, e raggiunge i 35 km/h. Lui stesso, al riguardo, disse: “Ho imparato ad andare veloce tra le montagne con mio padre. Lui con me è stato chiaro: se vuoi essere un professionista devi fare di più.” (tratto da www.assoanalisti.it). Insomma, già prima del professionismo la volontà e la testa erano quelle giuste.

 

VIDEO – TIMO WERNER NELL’UNDER-17 E UNDER-19 DELLA GERMANIA

Il ragazzo, poi, iniziò giovanissimo a giocare tra i professionisti, nello Stoccarda, e del resto la precocità è una sua prerogativa dirimente, come detto poc’anzi. A 17 anni, infatti, era già titolare in Bundesliga, ma è stato solo un evento naturale, sicchè seguirlo anche a livello di club, grazie alla ottima copertura televisiva, ci ha consentito di visionarne la evoluzione, che è stata – va detto – spaventosa.

Due cosette, però, sullo Stoccarda. Appena fu promosso in prima squadra, pensai che probabilmente ne avremmo perso le tracce: Timo infatti venne impiegato da subito come esterno (sinistro o destro) nel 4-2-3-1, e quindi totalmente fuori ruolo. Ne risentì, a mio giudizio, anche il rendimento. Giocò delle buone partite, questo senza dubbio, ma per una prima punta abituata a segnare a raffica ed a giocare in un certo modo, trovarsi di netto a lavorare sull’esterno – per quanto possa essere anche importante per i miglioramenti e la duttilità – è comunque pericoloso.

Ma, riallacciandoci al discorso testè riportato sopra, qua siamo in Germania. Qua siamo nella patria del pragmatismo. Qua se non ti adegui e non immagazzini concetti e nozioni ultronei, vieni cancellato. E così Werner, per tre anni ha imparato. Per tre anni ha corso su e giù sul binario, giocando il suo calcio, fatto di accelerazioni drammatiche, di movimenti infernali e di sbattimenti. Ha sbuffato, sportellato, alle volte anche segnato, ed assistato. Ha combattuto. Ed ha vinto.

Acquistato per 10 milioni di Euro dal RB Lipsia, Werner è rinato, mettendo però a frutto la sua esperienza versatile precedente. Nel Lipsia, il coach Hasenuttl non ha aspettato un secondo per promuoverlo attaccante centrale in un 4-4-2 un po’ particolare, che si trasforma in 4-2-2-2, oppure in 4-2-3-1 a seconda delle circostanze). I risultati si sono subito visti nella prima stagione: 31 presenze e 21 gol. Stagione clamorosa, che è valsa anche la titolarità di Low nella nazionale maggiore, con uno score da predestinato. Ad oggi 8 presenze e ben 6 reti all’attivo, con una Confederations in saccoccia, vinta da protagonista con 4 presenze e 3 reti. E la faccenda non termina qui. La stagione appena cominciata è partita benissimo: 3 presenze in Bundesliga e già 3 reti, senza contare i gol segnati in nazionale, nelle qualificazioni mondiali, contro Repubblica Ceca e Norvegia.

 

VIDEO – I 21 GOL DI TIMO WERNER NELLA BUNDESLIGA 2016-17

 

Nel Lipsia, quindi, Werner ha trovato la dimensione corretta per esplodere definitivamente. La potenza selvaggia si è elasticizzata maggiormente, e le diverse attitudini migliorate, senza dubbio anche grazie alla impostazione tecnico-tattica del Lipsia. Rispetto agli anni dell’Under, non si limita più al ruolo di attaccante che parte in velocità. Timo oggi partecipa attivamente a tutte le fasi di gioco, portando un contributo elevatissimo sia alla fase di transizione e sia a quella difensiva, portando sovente pressing sconcertante sull’avversario. Quanto alla fase di transizione offensiva, ho notato un netto miglioramento nella predisposizione degli smarcamenti preventivi, che gli consentono, poi, di attivare i chilotoni necessari per devastare tutto quanto.

Miglioramenti ci sono stati anche nella attitudine di gioco corale. In tal senso, Hasenuttl lo ha fatto crescere molto. Il vero regista di questa macchina da gol è però stato Low, che lo ha responsabilizzato sotto tutti gli aspetti. Ora partecipa molto all’azione offensiva, dando gli input necessari, dialogando, creando spazi e movimenti anche tra i due centrali.
Werner è un attaccante manicomiale. E’ destinato a segnare un’epoca, insieme a Dybala, Neymar, e Mbappè.

Timo Werner

Nato a: Stoccarda, il 6 marzo 1996

Nazionalità: Tedesca

Passaporto: comunitario

Altezza: 1,81 cm

Peso: 75 kg

Piede: ambidestro

Ruolo: punta centrale

Club: RB Leipzig

Scadenza contratto: 30 giugno 2020

CARRIERA CLUB

2013–2016 Stuttgart 95 Presenze (13 gol)

2016– RB Leipzig 34 (24)

NAZIONALE

2010–2011 Germania U15 4 Presenze (3)

2011–2012 Germania U16 5 (2)

2012–2013 Germania U17 18 (16)

2013–2015 Germania U19 14 (10)

2015– Germania U21 7 (3)

2017 Germania 8 (6)

 

Scheda di chrim10

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