ZVONE BOBAN E QUEL CALCIO RIBELLE AL POLIZIOTTO

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13 Maggio 1990, Stadio Maksimir di Zagabria, quel giorno Yugoslavia, oggi Croazia.

Dopo la morte del Maresciallo Tito nel 1980, in Jugoslavia si verificò un’escalation di violenza e movimenti indipendentisti, in particolare in Croazia, desiderosa di staccarsi da Belgrado. Lo sport non fece eccezione.

Un anno prima a Belgrado, il 22 marzo 1989, i tifosi della Dinamo Zagabria si erano scontrati con quelli del Partizan, durante e dopo la partita, vinta 2-0 dai croati. Insulti politici ed etnici, sassaiole, autobus distrutti e un bilancio di 7 feriti e 32 arresti. Poca roba, se confrontato a quanto succederà nel maggio dell’anno successivo. 

La Dinamo Zagabria ospita la Crvena Zvezda, la Stella Rossa Belgrado, prima in classifica con il titolo praticamente in tasca. Partita di poco conto per la graduatoria, ma molto sentita in termini di rivalità. Da Belgrado viaggiano verso Zagabria circa 3000 tifosi serbi, con in testa il gruppo ultrà Delije, tra i cui capi figura Željko Ražnatović, noto come Arkan. Nelle ore precedenti al match, per le strade di Zagabria, i Delije si rendono protagonisti di atti di vandalismo e scazzottate con i croati, il cui gruppo ultrà più acceso sono i Bad Blue Boys (BBB). Un antipasto di quanto succederà all’interno dello stadio Maksimir.

I Delije provocano i croati con cori quali “Zagabria è Serbia” e “Uccideremo Tudjman”, riferendosi a Franjo Tudjam, il leader nazionalista dell’HDZ (Unione Democratica Croata). La settimana prima infatti l’HDZ aveva ottenuto una larga maggioranza parlamentare, nelle prime elezioni libere dopo 50 anni, dopo una campagna elettorale impostata sull’indipendenza e sulla contrapposizione alla Serbia accentratrice, governata a sua volta da un leader nazionalista, Slobodan Milošević.

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Dalle parole, i Delije passano ai fatti, prima lanciando seggiolini di plastica e sassi, poi distruggendo le reti divisorie e aggredendo i tifosi croati (non ultrà) della tribuna laterale. I Delije procedono indisturbati, senza che la Milicija, polizia filo-serba, li fermi. Nella settore Nord i Bad Blue Boys decidono di passare al contrattacco, invadendo il campo per farsi giustizia. Stavolta però la polizia in assetto antisommossa interviene con cannoni ad acqua e veicoli corazzati, gas lacrimogeni e manganelli. La partita non inizia nemmeno e il terreno di gioco si trasforma in un campo di battaglia. Alla fine, si conteranno 147 arresti e 138 feriti, tra cui 79 poliziotti, per accoltellamenti, ferite da arma da fuoco e ustioni da gas lacrimogeno. Per un video degli incidenti cliccare QUI (il calcio di Boban al minuto 9.10).

I giocatori della Stella Rossa riparano in fretta negli spogliatoi e si dileguano a bordo di un elicottero militare. Rimangono invece sul terreno di gioco alcuni giocatori della Dinamo Zagabria, tra cui il 21enne capitano Zvonimir Boban. Esordiente a 16 anni, la stellina Zvone è già nel giro della Nazionale ed è stato uno dei protagonisti della vittoria jugoslava ai Mondiale Under 20, in Cile nel 1987.

Proprio Boban è protagonista di un gesto che rimarrà poi nella memoria collettiva croata. Vedendo un giovane tifoso blu preso a manganellate da un agente della Milicija, Zvone non ci pensa due volte ad accorrere in suo soccorso, rifilando un calcione stile kung-fu al poliziotto, di nome Refik Ahmetović. I militari reagiscono ma Boban viene tratto in salvo da alcuni tifosi della Dinamo.

Il suo calcio volante ebbe ovviamente ampia risonanza in Jugoslavia. Per i croati divenne un eroe nazionale, mentre i serbi lo bollarono come un ribelle nazionalista. La Federcalcio jugoslava sospese poi Boban per un anno (poi ridotto a 6 mesi) e lo condannò a pagare le spese processuali. Una squalifica che costò a Zvone il Mondiale di Italia 1990, nel quale la Yugoslavia si fermò ai quarti di finale, sconfitta ai rigori dall’Argentina di Diego Maradona, dopo aver dominato la gara in 10 contro 11.

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Anni a seguire, l’agente aggredito, bosniaco di fede mussulmana, perdonò pubblicamente il gesto di Boban. Lo stesso Zvone mai si pentì di quel gesto: “Ho reagito a una grande ingiustizia, così chiara che uno semplicemente non poteva rimanere indifferente e non reagire in nessun modo. Ci furono sicuramente anche da parte mia abbastanza provocazioni, prima che l’agente di polizia mi colpisse e io gli restituissi il colpo”.

Il giorno successivo, i quotidiani serbi e croati minimizzano gli incidenti del Maksimir, definendoli scontri tra teppisti da stadio. Qualche mese dopo però, il 26 settembre 1990, nella giornata di apertura dell’ultimo campionato jugoslavo, a Spalato si verificano altri incidenti nella partita tra i croati dell’Hajduk e i serbi del Patizan Belgrado, la squadra dell’esercito e della polizia slava. I tifosi dell’Hajduk invadono il campo muniti di spranghe per interrompere la partita e ammainano la bandiera jugoslava, che campeggiava sul pennone dello stadio, sostituendola con la scacchiera croata. Non dunque semplici incidenti da stadio.

Il resto è storia. L’anno successivo ha inizio la guerra in Jugoslavia, che durerà 5 anni, mieterà circa 140.000 vittime e porterà allo sgretolamento della Federazione in 5 stati: Slovenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Federazione Jugoslava (Serbia e Montenegro) e Macedonia.

Forti delle esperienze violente di fine anni ‘80, le frange estreme del tifo costituirono il serbatoio principale di arruolamento delle milizie paramilitari, in particolare gli ultras della Stella Rossa tra i serbi e quelli della Dinamo Zagabria tra i croati. In questo contesto, il personaggio più famoso è il già  citato Željko Ražnatović, noto come Arkan. Figlio di un ufficiale decorato durante la Seconda Guerra Mondiale, Arkan aveva collaborato con l’UDBA (la polizia segreta jugoslava) in lavoretti sporchi in giro per l’Europa, tra rapine in banca e soggiorni forzati in carcere, tra cui San Vittore a Milano.

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Di ritorno in Serbia, Arkan aveva aperto la pasticceria “Ari” al piano terra della sua casa in Ljutice Bogdana 3, proprio di fronte al Marakana, lo stadio della Stella Rossa. Arkan riuscì a infiltrarsi tra gli ultras della Cervna Zvezda divenendone uno dei capi, con lo scopo preciso di reclutare “soldati” per la SDG, La Guardia Volontaria Serba. Tristemente noto come “le Tigri”, il terribile gruppo paramilitare si rese protagonista di svariate nefandezze in Croazia e in Bosnia. Dopo aver fatto pulizia etnica di centinaia di croati e serbi, “le Tigri” razziavano i loro averi, prima dell’intervento dell’esercito. In questo modo, e grazie ai diversi traffici derivati dalla guerra e dall’embargo, Arkan accumulò una fortuna.

Troppo potente e testimone di verità scomode, Arkan venne freddato da vari colpi di pistola il 15 gennaio 2000 presso l’Hotel Intercontinental di Belgrado. Nei giorni successivi, in Italia suscitò  scandalo l’esposizione dello striscione «Onore alla tigre Arkan» in Curva Nord della Lazio. Uno striscione probabilmente commissionato da Siniša Mihajlović, amico di Raznjatovic.

Se la guerra fu tragica dal punto di vista umano, grandi conseguenze ebbe anche dal punto di vista sportivo. Il canto del cigno del calcio slavo fu la vittoria nella Coppa dei Campioni 1991, al San Nicola di Bari, della Stella Rossa dei vari Robert Prosinečki, Dejan Savićević, Vladimir Jugović e Siniša Mihajlović.

Una delle nazionali più forti dell’epoca venne smembrata e, durante la guerra, la nazionale jugoslava venne esclusa dagli Europei in Svezia del 1992, vinta proprio dai sostituti dei plavi, la Danimarca.

Nel frattempo, Zvonimir Boban era già emigrato in Italia, acquistato per 10 miliardi di lire dal Milan, dove si consacrerà come un centrocampista di gran classe ed eleganza. Con la Croazia, Zvone collezionerà 51 presenze (12 gol) e otterrà un sorprendente terzo posto ai Mondiali di Francia 1998. Per i croati però il suo gol più bello rimarrà sempre quel calcio di ribellione al poliziotto.

Curioso che il giorno del 47esimo compleanno di Boban coincida con la partita di Qualificazione ad Euro 2016 tra Albania e Serbia, la cui rivalità e odio ebbe l’apice durante un’altra guerra combattuta nei Balcani, in Kosovo tra il 1996 e il 1999. Ma questa è un’altra storia.

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ZVONIMIR BOBAN

RUOLO: Centrocampista

NATO IL: 8 Ottobre 1968, Imoschi (Croazia)

SOPRANNOME: Zvone, Zorro

PALMARES

Milan

1 UEFA Champions League: 1993-94

1 Supecoppa UEFA: 1994

4 Serie A Italia: 1992-93, 1993-94, 1995-96, 1998-99

2 Supercoppa Italiana: 1993, 1994

NAZIONALE

Jugoslavia, 8 Presenze, 1 gol – 1 Mondiale Under 20 (Cile 1987)

Croazia, 51 Presenze, 12 Gol – 1 Bronzo Mondiale (Francia 1998)

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